Cosa voglio di pių

30/04/2010

di Silvio Soldini
con: Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Fabio Troiano, Tatiana Lepore

Anche se la sua non è certo una vita da fiaba, Anna non ha nulla di cui lamentarsi: un impiego sicuro e che le piace, una famiglia unita, un compagno che l'adora, degli amici. Forse Domenico ha qualche grana in più, soprattutto il problema di arrivare a fine mese, eppure si considererebbe un marito e padre felice. La loro vita seguirebbe chissà per quanto il tran tran giornaliero e la loro voglia di vivere resterebbe soffocata magari per sempre, se un caso banale non li facesse incontrare. Scoppia la passione, inizia la serie di bugie, le cose si complicano perché i due cominciano a sentirsi innamorati......
Oddio, direte a questo punto, possibile che il cinema italiano non trovi nulla di più interessante da narrare che l'eterna storia d'adulterio e tira e molla? Bene, spazzate via ogni preconcetto.
Nella nostra recensione di Iron Man 2 affermiamo che proprio perché c'è troppo il film risulta noioso: qui, al contrario ma quasi altrettanto assurdamente, è proprio la mancanza di originalità a renderlo appassionante. Quel che conta, infatti, non è la storia e come va a finire, ma come è raccontata: con estrema autenticità. Tutto in questo film ha sapore di vero: i dialoghi, gli ambienti, i personaggi, la loro situazione socio-economica, le figure di contorno,  le reazioni psicologiche, la recitazione. Un realismo attento ai dettagli, ai volti e ai suoni, come possiamo trovare solo nel cinema inglese. Cartina di tornasole, sono le scene di sesso, che al cinema risultano quasi sempre ridicole o imbarazzanti, troppo patinate o volgari, e che qui invece sono crude, scarne, necessarie e per nulla erotiche (il regista afferma d'essersi ispirato a “Intimacy”, e si vede).
Un'anatomia della realtà, come già in “Giorni  e nuvole”, che raffredda il materiale passionale, ma avvicina lo spettatore, che si identifica in questo o quel personaggio, coinvolgendolo come se a vivere la situazione non fossero personaggi fittizi ma amici: emozioni meno eclatanti di quelle che avremmo provato se l'impostazione fosse stata melodrammatica, ma sicuramente più profonde.
Oltre all'attenta sceneggiatura e all'ambientazione milanese-non-da-cartolina, fondamentale per raggiungere questo tono di realistica spontaneità è l'interpretazione. “Abbiamo provato a lungo e duramente per arrivare a simulare la verità”, dicono gli attori, che però poi confessano anche d'aver litigato veramente, sostenendo le scelte e i punti di vista dei personaggi. Il talento (tutto fatto di mezzi toni “alla Mastroianni” e di accenti precisi) di Pierfrancesco Favino ormai non è più una scoperta, ma una certezza, così come lo è quello di Giuseppe Battiston (impensabile un altro attore nel ruolo di Alessio, il compagno tradito che chiude gli occhi davanti alla realtà). Anche di Alba Rohrwacher finora è stato difficile dir male, ma stavolta fa anche meglio, donandoci un lato insolito di sé, più sicuro e “donna”. Un plauso infine per gli interpreti di contorno, che poi non sono un contorno ma un elemento fondamentale del film, e anzi forse la sua carta (con)vincente: Fabio Troiano, Teresa Saponangelo, Tatiana Lepore, Monica Nappo, Gisella Burinato (la sua zia strappa più di una risata), Gigio Alberti.

Voto: 7,5

Elena Aguzzi

Ispirato ad una storia vera, accaduta ad un'amica del regista, la trama di questo film si sviluppa attraverso le storie e i problemi di due coppie apparentemente felici - quella di Alessio e Anna -, modesti e bravi lavoratori, che vivono la vita di periferia e quella di Domenico e Miriam. Addetto catering lui, estetista lei.
Soldini, che se coi suoi ultimi due film ci ha mostrato un vivido spaccato della situazione in cui oggi versa il nostro paese, in piena crisi economica e coscienziale, senza escludere l'esistenza di un binomio correlativo tra le due, con questo film va oltre. Ovvero, se in 'Giorni e nuvole' aveva già affrontato le problematiche insite nell'amore di coppia, qui in 'Cosa voglio di più' ritrae le 'potenziali' difficoltà vissute all'interno di un amore extraconiugale, quello tra Domenico e Anna.
Un amore divertente - perché distrae i protagonisti dalla continua esigenza di preoccuparsi - stroncato sul nascere, a tratti intermittente, non destinato a crescere. Un amore destinato a morire, prima ancora di iniziare, perché continuamente ostacolato dall'infelice contesto in cui é vissuto, fatto di mensili rendiconti pecuniari e normali crisi familiari. Un amore praticamente non vissuto.
Che in quanto tale, non avvince né stimola lo spettatore del primo Soldini di 'Pane e tulipani', già abituato a confrontarsi con tematiche che la società gli propina quotidianamente e per le quali non c'é via di scampo.
Una società borghese, fatta di vizi e pregiudizi, pericolose maldicenze e carenze, che al minimo desiderio di fuga di chi non si accontenta, crea ostacoli e alla lunga non ripaga, in quanto fortemente ancorata alle sue tradizioni e radici partriarcali.
Questo film fornisce al pubblico due chiavi di lettura nodali : una sull'importanza di quei valori veri e principi sani, quali la famiglia - nel caso di Domenico e Miriam - e l'amicizia - nel caso di Anna e Alessio, che spesso si ritrovano coi propri amici a condividere fugaci attimi di vita, forse i più veri e più intensi e l'altra, destinata in qualche modo ad ammonire chi per molti versi o per altri casi, non si accontenta mai di quel che ha, cercando qualcosa in più al di fuori del rapporto ben consolidato che sta vivendo, magari instauratosi col tempo, con tanti sacrifici e impegni, che potrebbe addirittura rischiare di incrinarsi.
Presentato in anteprima esclusiva il 27 Aprile 2010, allo Spazio Cinema Anteo di Milano, luogo dove il regista ha voluto ritornare a filmare, portando in scena i problemi che oggigiorno accomunano lavoratori precari e pendolari dalle anime
inquiete, costrette ogni giorno a fare la spola città-periferia alla conquista di un lavoro serio e importante, che garantisca appagamento personale e una vita serena alla propria famiglia. Come quella di Anna e Alessio, apparentemente felici - specialmente lui - totalmente noncurante di avere accanto a sé una compagna insoddisfatta della vita abitudinaria che fa, totalmente abbandonata a sé stessa perché forse vorrebbe un diversivo o semplicemente accontentarsi di quel che ha non le basta più, tanto da ricorrere a scappatelle plurime, in squallidi motel dove l'amore viene consumato a ore ?
Il titolo del film esaurisce bene tutte le possibili chiavi di lettura a questa domanda.

Voto: 6,5

Elena Peghetti