Robin Hood

13/05/2010

di Ridley Scott
con: Russell Crowe, Cate Blanchett, William Hurt, Mark Strong, Oscar Isaac, Danny Huston, Max Von Sidow

Chi si aspettava l’ennesima versione cinematografica trita e ritrita di Robin Hood rimarrà deluso, perché Ridley Scott fa tutt’altro. Il regista de Il Gladiatore non si accontenta di narrare le avventure dell’arciere più famoso della letteratura inglese come i suoi predecessori, ma scava nel suo passato, facendo emergere gesta inedite ed emozioni ancora inesplorate. Ne è un esempio il modo in cui viene riproposta la storia d’amore tra Robin (Russell Crowe) e Lady Marion (Cate Blanchett): un amore completo, fatto di giochi e tenerezza, ma anche di un’incontenibile passione che si sprigionerà a pieno una volta che i due si ritroveranno a combattere fianco a fianco per salvare la propria patria dall’invasione francese. Nel film il regista ricerca la risposta a un quesito fondamentale, una domanda che sta alla base delle avventure di Robin: cosa spinge quest’uomo a diventare il difensore dei più deboli? “Volevamo inserire la storia nella cornice degli eventi storici e politici dell’epoca - racconta il produttore Brian Grazer - l’Inghilterra era in bancarotta, minacciata sia dalla guerra civile che dalla Francia e nelle mani un re incapace, Giovanni. E su questo sfondo potevamo inserire il racconto di come Robin Hood fosse divenuto quello che era”.
Subito lo spettatore è catturato dai profondi cambiamenti che subisce la personalità di Robin Hood. Questo è stato possibile grazie alla dedizione e al talento dell’eclettico Russell Crowe. Nelle prime immagini, infatti, Robin è un arciere dell’esercito di Re Riccardo I forte e determinato, la cui unica preoccupazione è soltanto quella di salvare la pelle durante le crociate. Dopo la morte del re, invece, le sue prospettive cambiano radicalmente e comincerà con i suoi amici più fidati una nuova vita a Nottingham, una cittadina afflitta dalla corruzione, dalle tasse e dall’avido sceriffo. E’ qui che incontra Lady Marion, una donna di ferro: dura e risoluta ma molto passionale, un ruolo che a Cate Blanchett calza a pennello.
Il fascino dei personaggi è un ingrediente insostituibile nei film del regista e anche qui non si fanno eccezioni: oltre ai prestigiosi nomi scelti per interpretare i “buoni” (William Hurt, Danny Huston, Max Von Sydow…) anche i “cattivi” non sono da meno, vedi Mark Strong (il malvagio Lord Blackwood nello Sherlock Holmes di G. Ritchie) nei panni del doppiogiochista Sir Godfrey e Oscar Isaac, un’altra vecchia conoscenza di Scott, che interpreta l’ingenuo e capriccioso Principe Giovanni.
Forse l’impresa più ardua, ma riuscita perfettamente, è stata quella di ricreare le giuste ambientazioni del XIII secolo. A questo ci ha pensato lo scenografo Arthur Max che ha potuto usufruire di una grande ricchezza di materiali dell’epoca messi a disposizione da musei e biblioteche. Le scene en plein air sono state realizzate sia in Inghilterra che in Francia, girando delle sequenze anche in alcuni villaggi spagnoli nei Pirenei, ancora identici al periodo medioevale. Infine il villaggio di Nottingham è stato ricostruito in una residenza privata nei pressi di Guildford (Surrey) tra spazi verdi sconfinati.

Voto: 8

Barbara Maura


Se con “Il Gladiatore” Ridley Scott aveva completamente trascurato la Storia piegandola a suo piacimento per costruire attorno al suo Eroe un solido melodramma, allo stesso modo ora accantona la Leggenda di Robin Hood e tutto quanto ci ha suggerito l’immaginario collettivo ed inventa una sorta di “prequel” per raccontare Robin Hood prima che diventasse Robin Hood. Così lo vediamo in armatura mentre aizza le masse al motto di “insorgere finché gli agnelli diventeranno leoni”, un condottiero per i diritti del popolo abile tanto con la spada che con le frecce. Indossa l’armatura al suo fianco pure Lady Marion, che Robin impara a conoscere ed amare dopo aver dovuto interpretare il ruolo del defunto marito di lei per volere del saggio suocero, e i due marciano a difendere la costa inglese mentre un malvagio a tutto tondo tradisce alleandosi con la Francia e preparando l’invasione. Tutta la retorica delle imprese e dei dialoghi accresce l’impressione di trovarci davanti ad un sequel del Gladiatore, dove la verosimiglianza di ciò che è narrato è l’ultima delle preoccupazioni (dall’irruzione della Regina nella camera dove il figlio Giovanni sta fornicando, alla freccia che scocca con mirabolante precisione).
L’impressione generale è quella di un inutile spreco di cast e  di un melodramma dai dialoghi talvolta imbarazzanti. Certo Russel Crowe troneggia al centro di quest’eroica vicenda con il giusto carisma e l’ultima scena di battaglia mozza davvero il fiato, due ragioni che da sole giustificano il prezzo del biglietto. Se nel Gladiatore dopo la scena iniziale ci si poteva anche alzare, qui si consiglia di reggere fino alla fine per godersi una lezione di cinema bellico in grande stile. Indubbiamente Ridley Scott è un mago nel saper piazzare la macchina da presa, ma dovrebbero fornirgli storie migliori. E se ricordiamo Blade Runner si fa largo il dubbio non che il suo genio sia in calo, ma che abbia azzeccato un capolavoro per puro caso.
Per tornare a Robin Hood il nostro cuore continua a battere per il Robin Disney, forse il migliore che si possa annoverare in tutta la vasta filmografia sul leggendario personaggio.

Voto: 5,5

Gabriella Aguzzi