Brotherhood

30/06/2010

di Nicolo Donato
con: Thure Lindhardt, David Dencik, Nicolas Bro, Morten Holst

A ben pensarci, quale miglior rifugio, per un omosessuale non confesso, di un gruppo di neonazisti? Allontanato dall'esercito, incapace di esprimersi coi genitori perbenisti, Lars trova protezione in una fratellanza di maschi sciovinisti, dove può sfogare la propria sessualità e rabbia represse attraverso la violenza e persino avanzare nella considerazione del capo grazie a una buona oratoria. Naturalmente, è assolutamente vietato rivelare la propria sessualità, pena l'allontanamento e non pochi guai fisici.... E invece il destino beffardo gli fa condividere l'abitazione con Jimmy, un piccolo leader del gruppo, molto attraente e, sorpresa sorpresa, appassionato. E come spesso accade, soprattutto al cinema, quella che dovrebbe essere una singola notte di sesso si trasforma in vero amore. Va da sé che la relazione proibita smette ben presto d'essere un segreto: è Patrik, il fratello di Jimmy, frustrato nel suo “avanzamento di carriera” proprio dalla presenza di Lars, a svelare gli altarini, e le conseguenze sono facilmente immaginabili. Il finale invece è abbastanza a sorpresa, e la chiusura efficace.
Spesso il problema dei film a tema gay è che finiscono con l'ammorbare il pubblico con pistolotti contro l'intolleranza. Qui, fortunatamente, il regista Nicolo Donato (di nazionalità danese, ma non è improbabile che i genitori abbiano sperimentato sulla propria pelle una certa diffidenza verso gli immigrati...) si limita ad accennare un mezzo sermoncino “politico”, ma per lo più illustra realisticamente, cinepresa alla mano, la quotidianità di questa confraternita (le cui idee chiaramente non sono condivise dagli autori, ma che tuttavia è rappresentata con una certa dignità e, persino, pietà) e la nascita di un amore tanto difficile da sembrare quasi improbabile. Soprattutto, ha un'ottima idea di partenza. Dato che, almeno in Danimarca, essere gay non è certo più un problema, circoscrive i protagonisti in un habitat ostile, in modo da poter credibilmente lanciare un messaggio anche laddove l'omosessualità non è tollerata.
Un altro merito di Donato è quello di usare uno stile asciutto, con luci naturali e riprese ravvicinate, senza inopportune cadute nel melodramma (che cova sotto la cenere ma si rifiuta di esplodere), ma senza l'irritante rigore del “dogma” che affligge le recenti produzioni (povere) del nord Europa né intellettualismi di bassa lega: quel che più interessa è avvicinarci a Jimmy e capire come fa un omofobo a innamorarsi di un uomo, e questo ci viene mostrato senza giochetti e scempiaggini, così come partecipiamo dei sentimenti altalenanti tra diffidenza, simpatia e timore di Lars verso i nazisti.
Gli attori, ovviamente, hanno il volto e la recitazione giusta, contribuendo al tono di verità dell'opera: il fragile e spavaldo Lars di Thure Lindhardt, il duro dal cuore tenero Jimmy (David Dencik), il capo intelligente ma inamovibile (Nicolas Bro) e soprattutto lo sconcertato, frustrato, aggressivo, dolorante Patrik di Morten Holst, sono personaggi forse poco approfonditi ma comunque ben delineati.
Il film ha vinto il Marc'Aurelio d'oro all'ultimo Festival Internazionale del Film di Roma ed è distribuito in Italia da Lucky Red: una garanzia “d'essai”.

Voto: 7

Elena Aguzzi