Letters to Juliet

24/08/2010

di Gary Winick
con: Amanda Seyfried, Vanessa Redgrave, Christopher Egan, Gael Garcia Bernal, Franco Nero, Luisa Ranieri, Milena Vukotic, Marina Massironi

Si prevede un boom turistico per l’Italia dopo il successo internazionale di “Letters to Juliet”, almeno tra gli animi romantici che hanno sempre visto la nostra come Terra di passione. Nell’immaginario cinematografico ha sempre regnato, ed ora il film Gary Winick la rilancia mescolando gli amori di Giulietta e Romeo e la magia dei vini (il Brunello di Montalcino di Caparzo, che i protagonisti degustano come il loro preferito, avrà un ruolo chiave per il gioco degli incontri) e dei luoghi dove tutto è possibile, anche una seconda occasione. E qui cambia il destino di un’anziana signora inglese che sotto il sole italiano ha lasciato cinquant’anni fa il suo Lorenzo e, al contempo, di una ragazza americana col sogno di fare la scrittrice e del grande amore.
Siamo lontani dai climi di “Camera con vista”, ma per la prima metà il film è delizioso, facendo perno su un’idea di partenza piacevolmente originale. Incantata dal Balcone di Giulietta e dalle centinaia di donne che lasciano disperate lettere all’eroina shakesperiana raccontandole i loro guai amorosi, l’aspirante scrittrice scopre un club di signore che in nome di Giulietta rispondono a tutte le missive dispensando consigli e scopre anche una lettera dimenticata da cinquant’anni nel nascondiglio del muro e da cinquant’anni in attesa di risposta. Ed ecco che, seguendo una follia del cuore, la vecchia signora inglese torna sui luoghi del passato, incoraggiata da quella risposta tardiva, sperando di ritrovare il suo lontano amore e partendo alla ricerca del tempo perduto.
Abbiamo definito deliziosa questa commedia sentimentale che esula dai soliti schemi, ma abbiamo anche detto che lo è per la prima metà. Perché gradualmente si getta via uno spunto che avrebbe potuto declinare in una storia struggente od agrodolce e recupera tutti gli stereotipi delle commedie zuccherose atte a far sognare. Tutto quanto concerne Shakespeare, Verona e le “segretarie di Giulietta” si perde per via, mentre prende sempre più spazio la storiella parallela tra la ragazza e il nipote inglese dell’anziana signora, che vorrebbe non si avesse colmato quella povera donna di illusioni: naturalmente i due partono detestandosi e battibeccando, quindi sappiamo già come le cose andranno a finire. Si noti che la ragazza ha già un fidanzato tutt’altro che da buttare (Gael Garcia Bernal, che recita in italiano per la piccola parte del film che gli è riservata) e l’inglese ha il pregio di uno humour cattivo che la nostra protagonista non apprezza, ma noi dovremmo stare dalla sua parte. Ci sarebbero stati molti altri finali possibili per proseguire con grazia (magari un’ultima lettera a Giulietta), invece si sceglie quello favolistico e prevedibile (e vedere Franco Nero nei titoli di testa già sciupa parte della sorpresa), con tanto di equivoci appianati.
Alla fine resta memorabile solo Vanessa Redgrave, che con aria desolata e un po’ smarrita, e ancora bellissima, segue l’onda del revival italiano e l’ombra dei suoi ricordi. Una commedia leggera, gradevole, a tratti anche sottilmente ironica, ma che se avesse invece virato maggiormente sulla malinconia sarebbe stata certamente più riuscita, e soprattutto più vera. Ed è un peccato, perché sciupa l’occasione. Una lettera a Giulietta che si risolve nella solita cartolina dall’Italia.

Voto: 6

Gabriella Aguzzi

W l’Italia. Due belle città, seppure non così note internazionalmente, come Verona e Siena e la sua campagna, tanti attori italiani, in ruoli protagonisti come Franco Nero, in parti collaterali come Luisa Ranieri, Marina Massironi, Milena Vukotic e in camei come Fabio Testi, Angelo Infanti, Remo Remotti; il cibo italiano, dagli spaghetti, in una originale scena in cui appaiono appesi come tende, all’olio, i formaggi e soprattutto al vino italiano con un «rosso» reputato prestigioso in tutto il mondo, quel Brunello di Montalcino di Caparzo, che proprio quest’anno festeggia il quarantesimo anno. Letters to Juliet è un inno all’Italia, ma anche a un sentimento che non conosce confini, come l’amore. Il lato romantico è rievocato con Shakespeare e il balcone di Giulietta, la tradizione dei bigliettini attaccati sul muro della casa attribuita alla famosa Capuleti, ma anche l’incontro d’amore di Claire e Lorenzo, Vanessa Redgrave e Franco Nero, i due attori che si sono ritrovati e risposati a 40 anni dal loro primo incontro. E’ un inno alla seconda possibilità, perché l’amore non conosce età ed è possibile anche oltre i 60. Ed è un inno alle commedie romantiche di un tempo, con la scritta finale «The end», che non si vedeva da anni.
Molti brani italiani sono presenti nella colonna sonora, tra i quali “Sono bugiarda” cantata da Caterina Caselli e “Guarda che luna” di Fred Buscaglione, che risvegliano lontani ricordi.
Da notare che Amanda Seyfried interpreta Sophie,  lo stesso nome della figlia di “Mamma mia!”, il ruolo cinematografico che l’ha resa famosa.

Voto: 6,5

Valeria Prina