Inception

23/09/2010

di Christopher Nolan
con: Leonardo di Caprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page, Cillian Murphy

Dom Cobb è un mago dello spionaggio industriale. La sua arte consiste nell'entrare nei sogni della gente e rubare loro i segreti riposti nel profondo della mente. Il rischio è quello di avvicinarsi troppo al loro inconscio, e al proprio. Cobb è perseguitato dall'ombra della moglie defunta, che invade i suoi sogni disturbandoli (non occorre essere uno psicologo o un abile risolutore di gialli per capire che Cobb è afflitto dai sensi di colpa per la sua dipartita...). Finché un giorno non gli viene chiesto un incarico speciale, mai (?) sperimentato: non estrarre un segreto, ma impiantare un'idea nuova.
Viene così messa su una squadra speciale. Oltre all'estrattore e al manovratore, occorrono un abile architetto, un falsario e un chimico. Quindi, inizia il sogno collettivo....
Se questo sogno si svolge su tre livelli di profondità- il sogno nel sogno nel sogno- per rendere efficace l'impianto, possiamo dire che anche il film si svolge su tre livelli. C'è la spy story, con la preparazione del “colpo” come nei classici film sui furti e poi il colpo stesso, con sparatorie e suspense; c'è la graduale scoperta dei turbamenti di Cobb (un po' telefonati, purtroppo), in quella parte che potremmo definire di thriller sentimentale, e che rende più interessante il pur efficace  meccanismo precedente (anche se rischia di rallentare troppo il ritmo dell'azione con qualche ripetuta spiegazione di troppo); e c'è la parte onirica e visionaria, che è quanto rende il film ciò che è e ciò che vale.
La parte scenografica e degli effetti speciali (digitali ma anche fotografici e meccanici: una lunga sequenza, per esempio, è stata girata in una stanza che ruotava 360° su se stessa ) lascia incantati ed esterefatti, e soprattutto non è fine a se stessa, ma rientra perfettamente nella “logica” del sogno e nelle esigenze della trama. Lo scenografo Guy Hendrix Dyas supera se stesso nelle invenzioni, suggestioni, scelte di arredo, diventando l'architetto del film come il personaggio di Ariadne è l'architetto dei sogni: e in fondo cos'è un film, se non un sogno collettivo?
L'aspetto che può lasciare qualche dubbio, semmai, è la qualità intrinseca dei sogni, troppo logici e lineari. Tranne in un paio di casi, si riesce sempre a distinguere realtà e sogno, sebbene questo percorra dei tracciati troppo scritti, privo di quegli elementi assurdi (cambi di persone, di luoghi, persino di azioni) che caratterizzano le visioni oniriche: i salti vengono fatti solo quando c'è il passaggio da un sogno all'altro (con una “discesa di livelli” che fa tanto video game...), non all'interno dello stesso, il che indica che Nolan parte da una trovata geniale, ma preferisce svolgere una trama coerente e non giocare a “fare il Lynch”. Accettato il fatto che non stiamo vedendo un film sull'inconscio ma su un furto, è una scelta sicuramente apprezzabile: da “Memento” a “The Prestige” fino a “Inception” Nolan ama affrontare storie  nuove e spiazzanti, ma sempre con una coerenza da narratore “giallista” che non imbroglia, anzi dà allo spettatore la possibilità di venire a capo del puzzle.
Che Nolan sia divenuto ormai un regista culto lo si evince dall'ottimo cast, ben affiatato e senza primedonne, che riunisce star di talento (Di Caprio, Watanabe, la Cotillard), bei giovani in ascesa (Joe Gordon-Levitt, Ellen Page, Cillian Murphy, Tom Hardy), vecchie glorie (Tom Berenger, Pete  Postlethwaite, l'immancabile Michael Caine); la fotografia adatta le luci ai vari passaggi del copione e la musica dà un tappeto sonoro non invadente, in cui spicca il motivo di Edith Piaf “Je ne regrette rien” come segnale di risveglio. E due ore e mezza di proiezione passano rapide...come in un sogno.

Voto: 7

Elena Aguzzi