Lasciami entrare

12/05/2009

di Tomas Alfredson
con: Con Kare Hedebrant, Lina Leandersson

Svezia 2008
Bolero Film
114 minuti
Lingue svedese, italiano, inglese
Regia Tomas Alfredson
Con Kare Hedebrant e Lina Leandersson

Mostriamo subito le carte: siamo di fronte ad un capolavoro pluripremiato del genere drammatico/horror che, a nostro modesto giudizio, merita il massimo dei voti. Ci voleva un film svedese per rendere crepuscolare e desolante la tematica del vampiro metropolitano, stereotipo della solitudine e del disadattamento, ma anche simbolo di forza individuale, di rinascita interiore attraverso il lato oscuro dell’esistenza. La sensazione di non trovarsi di fronte ad un semplice horror la si ha fin da primi fotogrammi, che ritraggono un mondo scabro, deprimente, privo di qualsiasi possibilità di riscatto, dove il debole è debole e il forte è forte, e nessun altra legge naturale può interrompere questo originario stato di cose. Ed ecco che subentra il rifugio di tutti gli afflitti, ovvero quel tenebroso desiderio di stringere alleanze con creature che forse sono immaginarie o forse no, che potrebbero proporsi come entità spaventose ma che finiscono con l’essere salvifiche, un patto che dal fantasy al gotico, passando per l’intraducibile genere “fancy” ha sempre ispirato scrittori e registi per l’infanzia. “Lasciami entrare” è un titolo significativo: nessun vampiro, infatti, stando alla tradizione, può introdursi in una casa senza il permesso del suo abitante, quasi a dire che il male, per esistere, debba sempre essere prima di tutto accolto e condiviso. Si tratta anche di una richiesta di aiuto, di un invito che sfiora l’erotismo, ma che in questo caso ha la dimensione “tardo-innocente” dell’adolescenza. Oskar è figlio di genitori divorziati, introverso e timido subisce le angherie dei compagni di classe più spavaldi e spesso resta da solo fino a sera, nel cortile del palazzo dove vive, immerso nei suoi pensieri. E’ in una notte nevosa che incontra per la prima volta Eli, sua coetanea vestita solo di un maglione di lana grezza, pallida e trascurata. Fra i due l’intesa non è semplice, data la natura ritrosa di Oskar, che però sembra l’unico interessato al dramma della ragazzina, non priva di emozioni ma costretta a vivere delle vite altrui. Traverso gli insegnamenti della giovane vampira, Oskar inizia il suo percorso di riscatto, e si rende conto che il solo modo per essere rispettato è diventare pericoloso quanto gli altri. Eli, la cui indole predatoria la costringe al male, trova nella debolezza di Oskar la possibilità di venir compresa e accolta, benché nessuno, neppure il suo nuovo amico, possa raggiungerla così in profondità senza provare terrore.
Il film di Alfredson, profondamente nordico, che gioca sulla purezza bianca della neve e sul colore peccaminoso del sangue, propone trovate registiche di straordinaria efficacia e semplicità, passando solo accanto al genere horror, senza mai sconfinare in qualcosa che susciti una vera paura. I giochi d’ombra, i riflessi naturali dell’obiettivo sono il veicolo traverso cui far passare la vera origine di Eli, così che gli occhi in controluce di un gatto possano essere semplicemente quello che sono, ovvero ordinariamente inquietanti, oppure il sintomo di una realtà diversa e nascosta, che tutti vediamo ma che nessuno si sofferma mai ad indagare. C’è il mondo degli adulti, con le sue certezze e i suoi tentativi di nascondere l’occulto nel nome della razionalità e c’è il mondo di chi bambino comincia a non essere più, e tuttavia ancora immerso nel sogno e nell’incubo. Ma se gli adulti, di fronte all’orrore, non possono far altro che provare ribrezzo, o diventare feroci a loro volta, i giovani reagiscono in maniera diversa, elaborando l’ignoto come solo una fra le tante cose senza evidente spiegazione che li circondano.
Concludiamo specificando che questo film va visto, non può essere spiegato, e va preso per quello che è: la storia di una vampira e della pietà che prova verso la sua potenziale vittima più vulnerabile. Costretta nel corpo di una bambina da innumerevoli anni, con una mente antica, Eli ha un profondo rispetto dell’età di Oskar, e nella mostruosità della completa solitudine ella scorge qualcosa di smile alla propria condanna. E se una redenzione, nel senso assoluto del termine, per alcuni non può esistere, rimane l’amicizia ad unire due “anime perse” in un inferno bianco e silenzioso, perennemente al tramonto e privo di stagioni. Un sentimento che ferma il tempo e anche il battito del cuore, ma adesso Eli sa che, almeno in uno spazio, può entrare senza chiedere il permesso.

Voto: 10

Carlo Baroni