Guerre Stellari - Play

17/11/2016

Gli appassionati di Star Wars (SW) hanno tempo fino al 29 gennaio 2017, per visitare presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma, la piccola, ma deliziosa mostra: Guerre Stellari – Play, dedicata a un mito assoluto – teniamo a mente questa parola – che dal 1977 a oggi ha affascinato diverse generazioni in tutto il mondo. Oltre 1000 pezzi tra modellini, action figure e stampe d’epoca sono esposti per celebrare la “saga delle saghe” della fantascienza, frutto dalla geniale immaginazione di George Lucas.
 
Il senso di questa esposizione è essenzialmente quello di raccontare l'universo di Guerre stellari, attraverso il merchandising. I soldi, sì la quintessenza di quel meraviglioso, oggi a dire il vero assai meno, cinema americano di genere. Allora, forse non tutti sanno che i proventi di Indiana Jones, serie cinematografica ideata dallo stesso Lucas e diretta dal suo amico Steven Spielberg, servirono per finanziare i film di SW. Difatti, i produttori delle major USA non si mostrarono convinti della “appetibilità” della Saga tra il grande pubblico; un giudizio che si è rivelato grottescamente sbagliato. E i giocattoli? Questi furono utilizzati da Lucas per ottenere quella indipendenza economica, dunque creativa, che gli ha permesso di gestire la sua “creatura” come e meglio credeva. Così è stato, consentendo al suo estro artistico di partorire un immaginario fantascientifico che ha fatto sognare legioni di spettatori. Una autonomia sinonimo di qualità, la quale è puntualmente svanita con l'acquisto, nel 2012, del brand da parte della Disney. Da quel momento in poi, tutto è cambiato e la nuova politica di avvicinare il mondo di Guerre stellari soprattutto ai giovani ha sinora generato quell'orribile prodotto che è Il risveglio della Forza (2015).

Tornando ai giocattoli, da sempre la filosofia della Hasbro, che fabbrica quelli della Saga, è il cercare di fare innamorare i più piccoli, e con SW il compito si è rivelato estremamente agevole: quei mondi popolati da strambi alieni e suggestivi velivoli spaziali hanno letteralmente stregato i bambini e non solo, come sta a dimostrare questa mostra, che presenta la stupenda collezione messa assieme negli anni con passione e cultura da Fabrizio Modina. Una “vittoria”, limitatamente a questo settore, che la saga di Lucas si è presa su quella rivale di sempre, Star Trek, il cui franchise ha comunque attecchito moltissimo tra il pubblico, diventando persino tema di ricerche accademiche, ma non tra i giovanissimi, a causa del taglio troppo “adulto” della serie. Ecco, questo è uno dei grandi meriti di Lucas, l'aver concepito una storia che potesse piacere a tutti.
Con questo non vogliamo certo affermare che quella di Guerre stellari sia una saga sostanzialmente di puro intrattenimento. Al contrario, insieme ad altri studiosi, specialmente americani, negli anni abbiamo dedicato a essa varie pagine, per sviscerarne i contenuti “alti”, uno tra tutti, probabilmente quello più immediatamente percepibile, è il rapporto col Giappone e il mondo samuraico. Una autentica contaminazione reciproca che dai cavalieri jedi e sith, di chiara ispirazione orientale, si è riverberata nella animazione nipponica, basta pensare all'utilizzo della spada in Gundam (“Kidō Senshi Gandamu”, 1979), stupenda serie fantascientifica ideata da Yoshiyuki Tomino. 

Il campionario degli oggetti in esposizione è assai ricco, toccando praticamente tutti i film di SW susseguitesi negli anni. Il pezzo di maggior pregio, se si vuole dare una lettura prettamente collezionistica,  è la bambola in porcellana della Principessa Amidala (1999), ne esistono solo 200 esemplari. Di grande fascino sono poi gli oggetti in scala 1:1 (Darth Vader e due Stormtrooper), che provengono da un'altra raccolta, quella del vicentino Amedeo Tecchio. A riprova di quanto gli italiani siano tutt'altro che quei provinciali legati esclusivamente all'arte classica e al Rinascimento. Da sempre, noi abbiamo collezionato di tutto, così che nella nostra Patria si è andato creando un Patrimonio Museale universale. Un aspetto che riguarda anche il mondo dei giocattoli: il nostro Paese può vantare di possedere i maggiori musei pure in questo settore, solo che ovviamente non si sa! Molta America è stata raccolta con pazienza e devozione dai collezionisti italiani, e la mostra in questione permette di scoprire l'ambito di quei giocattoli simbolo di uno dei pochi miti positivi a stelle e strisce. Tutto ciò è ignorato dagli addetti ai lavori nel settore museale, i quali lodano sistematicamente quello che sta all'estero, palesando la propria ignoranza su quello sterminato e variegato tesoro dal nome Italia. Va da sé, parlando sempre di America, che costoro non sono al corrente che il più ricco museo esistente consacrato ai trendissimi computer Apple si trova a Savona e non nella celeberrima Silicon Valley. Guerre Stellari – Play consente perciò di ammirare una parte della raccolta di giocattoli di Modina, uno massimi collezionisti mondiali di balocchi fantascientifici; bisogna comunque ricordare che egli possiede una altrettanto rilevante raccolta di giocattoli giapponesi.
Dunque, un modo diverso, decisamente incantato e dolce per approfondire l’universo (è proprio il caso di dirlo) di SW, una saga che è riuscita ad andare oltre la fantascienza, diventando una fiaba moderna,  ne è un esempio Il ritorno dello Jedi (“Return of the Jedi”, 1983), per la regia di Richard Marquand. Un limite, quello del genere, che ha per converso vincolato Star Trek nella sua seriosità e complessità. A tal proposito, gli studiosi e amanti della Sci-Fi sono soliti stigmatizzare nella opera di Lucas una palese “impurità”, sostenendo invece che la serie ideata nel 1966 da Gene Roddenberry rappresenti una fantascienza ben più “qualificata”. Può darsi che ciò sia vero, ma resta il fatto che le avventure del Capitano Kirk & Co. sono sì entrate nella fantasia di milioni di persone, ma non sono diventate “mito”, come è avvenuto per Guerre stellari, essendo, questa, per l'appunto una fiaba fantastica alla portata di tutti, con contenuti semplici e propedeutici allo sviluppo della immaginazione, ispirata dal passato – i suddetti samurai, come pure i cavalieri templari – e ispiratrice del futuro, nascendo come intrattenimento per giungere sino, per alcuni, a una forma di culto laico.

“[…] Star Wars non è più solo una lotta del Bene e del Male. È una storia di persone che scelgono il loro sentiero, di amici e di mentori, di sogni perduti e tentazioni, di guerre e, alla fine, di redenzione”, ha affermato Lucas in una intervista. Siamo perfettamente d'accordo con lui, vi è tanta umanità in questa sua creatura, proposta per giunta in modo profondo e intelligente. Purtroppo, da quando J. J. Abrams ci ha messo le mani sopra, sembra che il mito di SW si vada rapidamente sgretolando.

Modina si definisce uno: “Studioso di mitologia moderna”. Affascinante posizione la sua, per la quale si pensa che nelle case dei collezionisti, al posto dei busti romani, oggi ci siano proprio i giocattoli che riprendono i personaggi del cinema. Egli vorrebbe fondare – se possibile nella sua Torino – un Museo della Mitologia Moderna: “Credo che i collezionisti siano delle persone dalla sensibilità più spiccata rispetto alla media, poiché riescono a cogliere il valore di un oggetto al di là dell’immediato desiderio di possederlo: essi vedono la vita in ciò che con cura e passione conservano, e per questo posseggono una sorta di ‘lato magico’ – per dirla con Walter Benjamin – che decidono di condividere con gli altri”. Belle e giuste le sue parole. Ci auguriamo che per una volta le Istituzioni siano attente, offrendo una struttura degna di ospitare questi giocattoli, dando così la possibilità a questo mito di essere ammirato permanentemente e, perché no, magari con una ampia sezione dedicata a quell'altra fondamentale forma di mitologia moderna connessa al mondo dei giocattoli tratti dai manga e anime giapponesi, nel segno di una universalità tutta italiana, la quale è pressoché sconosciuta, ma esiste ed è unica al mondo.

Riccardo Rosati