Grazie, Gaber!

25/01/2019

Sembrava proprio di risentire la sua voce. Sembrava proprio di vederlo sbucare dalla penombra, con il suo nasone: “Io mi chiamo G.” “Io mi chiamo G.” Il 25 Gennaio Giorgio Gaber avrebbe compiuto 80 anni.
Tra tanti teatri in cui ha portato per decenni il suo Teatro Canzone a ricordarlo è stato l'EcoTeatro (la prima sala milanese che offre servizi culturali nel rispetto dell’ambiente e che destina una parte degli incassi alla piantumazione di nuovi alberi). Lo ha ricordato con Walter Di Gemma che, emozionato e commosso, lo ha riportato in scena, senza fronzoli, senza interpretazioni, riproponendo il suo repertorio. I brani e i monologhi che si alternano sono per lo più tratti dallo spettacolo intitolato appunto Il Teatro Canzone in cui, negli Anni Novanta, lo stesso Gaber riproponeva, accanto a testi nuovi che lo vedevano sempre più amareggiato e disilluso, con tanta rabbia e tanto schifo dentro, quelli che lo avevano accompagnato nei decenni precedenti. Di Gemma lo omaggia con rispetto, ne ripropone le intonazioni, i gesti, le sfumature, l’ironia, ma senza mai calcare la mano. E  si porta dietro un’onda di nostalgia, per chi, nel pubblico, ad ogni brano di Gaber accompagna un ricordo, un pezzo di giovinezza a ai quali sembra ancora di risentirlo, di assistere ad un suo spettacolo ancora una volta.

E sempre più a ritroso negli anni ecco che apre il secondo atto con Torpedo Blu e poi, al termine, imbraccia la chitarra e fa cantare il pubblico in un revival che comprende Barbera e Champagne, Il Riccardo, proprio come faceva Gaber nei bis, alla fine dei suoi spettacoli. Ancora tutti in coro a cantare La Libertà, poi Di Gemma ci lascia con la lunga invettiva di Gaber “Io se fossi Dio” a rimarcare la sua insofferenza verso la falsa bontà e la perdita di valori, che ha sempre espresso con vigore nel corso degli anni.
Gaber a teatro l’ho visto tante volte, a partire dagli Anni 70 nei palazzetti dello sport con Storie Vecchie e Nuove del Signor G. , Dialogo tra un Impiegato e un Non So, Far Finta di Essere Sani, Anche per oggi non si vola, per finire con quel meraviglioso Aspettando Godot a fianco di Enzo Jannacci. E sì, Gaber mi manca. Ma questa sera, in qualche modo, l’ho ascoltato ancora. Per cui dico Grazie Gaber! per quel teatro canzone tutto suo che ci ha regalato e anche Grazie Walter Di Gemma per questo ricordo.

Gaber nei nostri "Ricordi in bianco e nero"

Gabriella Aguzzi