Il Ritorno di Casanova

04/12/2017

Che cosa c'è di più drammatico di un Pulcinella o di un Arlecchino.. "triste"? Un..  "Tristo" che fa rima con povero cristo. E si può diventare tali anche (e soprattutto) quando si è stati famosi e giovani avventurosi di grande successo mondano. Così, il Teatro India (che fa parte del coacervo di spazi scenici del Teatro Nazionale Argentina di Roma) ha messo in scena il dramma-farsa di Arthur Schnitzler, "Il Ritorno di Casanova", per la regia di Federico Tiezzi e l'interpretazione di Sandro Lombardi bravissimo nella voce narrante e monologante di un vecchio Casanova, aggredito dai malanni dell'età e immerso nei ricordi del bel tempo che fu, e che "si fugge tuttavia". La vecchiaia ha un suo proprio "marker" che la rende malattia in sé, a prescindere dallo stato effettivo di salute dei suoi portatori "infetti". Oggetto che non si cura e non si rende: nessuno lo vuole indietro. Tantomeno Dio. E, a volte, disgraziatamente, la vecchiaia dura molto più della gioventù. La si porta dietro come uno strascico, che ogni giorno si fa più pesante e piega le ginocchia, rallentando progressivamente il passo che si fa sempre più incerto.

E così, un Casanova impoverito, confinato nella sua misera stanza senza più servitù né custodi a ravvivarla, pensa a Venezia da esiliato e fa passi concreti per tornare almeno a morire nella sua amata patria. Malgrado i fetori delle calli alle quali, ormai, dovrà abituarsi nel caso di una sua riabilitazione, dato che non ha più né denari né amici per ospitarlo nei palazzi di lusso. Così la sua lettera di supplica riceve una risposta molto interessata: il ritorno è concesso soltanto se il rubacuori per eccellenza si fa delatore. Ma lui, che si ritiene libero di non credere in Dio e di burlarsi delle credenze e delle superstizioni degli uomini "normali", ha il suo bel codice d'onore che gli vieta uno scambio tanto scellerato. Lombardi-Casanova ricorda e racconta, riferendosi per così dire al suo ultimo fuoco d'artificio, quando a 53 anni suonati e già al tramonto inoltrato delle sue arti amatorie, sostituì il fascino con l'astuzia e il ricatto, per aggiudicarsi di nascosto le grazie di una giovane fanciulla della quale si era invaghito recandosi in visita a un suo agiato conoscente. Già, ma come battere la bellezza e la virilità del suo giovane rivale, un tenente dell'esercito amante della ragazza, ebbro di vita, di sesso e di voglia di rischio e di sfida, come tutti quelli della sua età?

Quando non si ha più fortuna in amore le carte da gioco, a quanto pare, ci sono molto amiche e la dea bendata si gira amorevolmente verso di noi, lasciando i giovani scapestrati pieni di azzardo e di debiti. Da vecchi si fa tesoro dell'arte dello scambio, appreso faticosamente destreggiandosi tra il non detto e i riferimenti espliciti all'oggetto ambito: in questo caso, la chiave del giardino dove si accede da un ingresso laterale alla stanza della donna di cui ci si è così senilmente innamorati, per rifarsi da vicino gli occhi e placare finalmente i sensi col favore del buio, che nasconde le rughe e le pene dell'età grazie al suo mantello oscuro. Ma, se non si è più lesti come prima, si rischia di rimanere nel letto abusato fino alle prime luci dell'alba, quando l'insinuarsi di un perfido fiotto di luce va a illuminare di colpo la realtà che ci siamo a tutti i costi negati. Ed è lo sguardo disgustato di lei, ai piedi del letto, che ci dà tutta la pena della nostra condizione di vecchiaia: non c'è credito di gioventù ed è inutile provare a rubarla. Con una postilla, però: la baldanza giovanile che impugna la spada deve temere il "maturo" (Cyrano insegna..), che ha ancora la mano ferma e l'esperienza di cento duelli vinti o scampati. Ma che consolazione c'è, in definitiva, a vedere il cuore di un giovane corpo bello e teso come una corda di violino accasciarsi a terra, colpito a morte?

Di chi è la colpa se "panta rei" compresa la nostra esistenza che si dissolve in polvere dalla quale era nata? Il compiersi e il ripetersi nella diversità dei cicli vitali è il segreto della Creazione e degli astri nell'Universo. Forse anche per Schnitzler questa è la morale di cui fare tesoro.

Maurizio Bonanni