Luci della Ribalta

01/02/2017

Ricordate il mitico Chaplin? Ebbene, la riduzione teatrale della sua struggente opera "Luci della Ribalta", in scena al Quirino di Roma fino al 12 febbraio, è una sfida persa. Malgrado gli effetti davvero speciali che la regia di Giuseppe Emiliani ha messo in scena avvalendosi delle più sofisticate tecniche filmografiche, con doppi schermi retinati a tutta parete che aggettano, in un gioco complesso di luci e ombre, le più variegate prospettive di interni/esterni, sulle quali sono incastonati a intarsio arredi e attori veri. Sarebbe occorso molto più pathos, mentre la Terry di Mariangela Bargili non appassiona né commuove con passi di danza approssimativi, privi della grazia, della problematicità artistica di chi è nato e si è consolidato nei decenni sulle punte. Soltanto il grande mestiere di Antonio Salines, nella parte del vecchio e stanco artista teatrale Calvero, comico fallito, tiene in piedi la rappresentazione, in cui manca la commozione essenziale, quella che prende e conquista anche e, soprattutto, quando si fa mimo assoluto. Praticamente, il tutto si risolve in una collezione di cartoline d'epoca, con damerini azzimati della Londra della Prima Guerra mondiale, in cui nulla viene in luce dei lutti tremendi di un'umanità morente sui fronti di guerra.

Nemmeno quando il giovane innamorato in divisa da ufficiale, il musicista che si era visto incoraggiare, confortare e aiutare di nascosto dalla commessa Terry, all'epoca impiegata in una cartoleria, torna per un breve congedo in città come se non venisse dall'inferno, ma da un comodo soggiorno in campagna. Vero che il tema era tutt'altro da trattare. Ovvero dell'amore autentico, profondo, che una giovane può sinceramente nutrire per qualcuno che ha tre volte la sua età. Ma, per farlo, bisognava andare ben oltre la cura amorosa e miracolosa di un'isteria che, tra i postumi di un tentato avvelenamento da gas da parte di Terry, dà alla protagonista una finta paralisi degli arti inferiori. Ma, soprattutto, non è reso in modo avvincente e convincente quella sorta di teatro nel teatro che, nel palcoscenico del Quirino, si risolve nel trasferire sul bordo della linea che separa il corridoio sottostante riservato all'orchestra, e il margine che resta tra questo e il grande diaframma retinato che separa la scena reale dallo spettatore. In questo spazio angusto scarse emozioni reattive esercita la pochezza comica di Calvero-Salines, che nel film riesce soltanto a vuotare il teatro, relegando il suo tristo protagonista ancor di più nel cimitero degli elefanti.

 Manca, soprattutto, da parte di Terry-Bargilli quella capacità di rimando, di rinvio al mittente Calvero-Salines dell'energia generosa che, nell'opera di Chaplin, il più anziano ha saputo donare a quella giovane figlia adottiva, portandola al successo e alla notorietà, con la sua profonda convinzione di padre e di artista. Perché l'amore da vecchi è davvero puro e disinteressato disincanto: si riverbera su quello che rappresenta davvero il futuro della specie, come le giovani generazioni, sulle quali occorre investire affettivamente e professionalmente, con grande passione. Non c'è spazio alcuno, infatti, in tarda età, per rivalità e gelosie. Le risorse che restano servono per costruire l'edificabile, laddove ci sia terreno fertile. E chi meglio di un grande anziano può intuire tutto ciò senza che nessun altro glielo spieghi? Altro grande obiettivo mancato: la spiegazione sostanziale della conversione (tipo Ceronetti) di Calvero in artista di strada, che si ubriaca ma dà il meglio di sé e della sua comicità alla gente che passa, accompagnandosi con amici altrettanto spiantati di lui, perché c'è molto più teatro autentico, con il suo Thanatos e il suo Eros nella folla di strada che nei teatri gestiti da direttori isterici e proprietari ignoranti e presuntuosi.

Meglio ricordare che chi tocca i fili prende una seria scossa, se non adeguatamente attrezzato!

La Contrada
Gitiesse Artisti Riuniti
ANTONIO SALINES   MARIANELLA BARGILLI
LUCI DELLA RIBALTA
di Charlie Chaplin
adattamento teatrale Eleonora Zacchi
scene Federico Cautero
costumi Chiara Aversano
musiche Roberto Fia
regia GIUSEPPE EMILIANI

personaggi e interpreti
Calvero Antonio Salines
Terry Marianella Bargilli
Postant / Clown Lino Spadaro
Signora Alsop Renata Zamengo
Dottore / Lecter Orazio Stracuzzi
Freddy Riccardo De Francesca
Neville Luigi Biava

Maurizio Bonanni