Il Premio di Alessandro Gassman

22/12/2017

Insignito di un importante Premio si mette in viaggio verso Stoccolma e durante il viaggio si misura con la famiglia, con gli affetti e con la propria vita, facendone il bilancio. No, non stiamo raccontando “Il Posto delle Fragole”, ma “Il Premio”, terzo film di Alessandro Gassman regista, il cui protagonista, interpretando da un esuberante e gigantesco Gigi Proietti, si appresta a ritirare il Nobel accompagnato dai figli a cui l’importante figura ha finito con lo scombinare l’esistenza.
“Nonostante la chiave leggera e il clima completamente diverso, quanto hai pensato al film di Bergman?” chiediamo a Gassman con curiosità.
“Citi un capolavoro assoluto che si studia e che è obbligatorio conoscere. E penso ad altri film on the road: “Nebraska”, un road movie straordinario e un film che ho amato moltissimo, “Easy Rider” che parla di gente strana in luoghi strani e poi naturalmente “Il Sorpasso”.  Sono tutti capolavori a cui non posso paragonare il mio film ma che possono essere utili a chi cerca di fare un buon lavoro.” E per restare in tema di citazioni aggiunge “Mi servivano citazioni dotte per far emergere la differenza tra il grande genio e il figlio ignorantone, in contrasto anche con la sorella saccente. Volevo dipingere un uomo dal bagaglio culturale spropositato e dalla vita sconnessa, che commettesse errori. Un uomo che trascinato dal proprio grande talento si è allontanato dalle cose che lo circondano”.
Tutto questo Alessandro Gassman ce lo racconta col sorriso, cercando il tono della commedia e un distacco dai lavori precedenti. “Il mio primo film, Razza Bastarda, era molto crudo e violento, ho poi diretto un documentario sugli artisti siriani rifugiati. Dopo queste due prove avevo voglia di cambiare registro e lavorare sulla leggerezza, sulla commedia”.
Altra domanda che sorge spontanea: quanto c’è di autobiografico? Quanto è presente il suo vero padre? “Ho raccontato il viaggio che mi sarebbe piaciuto fare con mio padre, il viaggio di una famiglia che sicuramente non è la mia ma è una famiglia strana, con un padre importante come lo era la mia e che alla fine si scopre più normale di quanto non era all’inizio del viaggio. La cosa in cui il protagonista più assomiglia a mio padre è quella di dire in faccia le cose alle persone, causando dei traumi che poi fanno bene. Anche lui non ha mai avuto carte di credito, portando con sé solo contanti e rischiando di essere arrestati alle frontiere, non usava le toilette pubbliche e disinfettava le posate col limone. E aveva una malinconia dolce che lo rendeva lontanissimo dal suo personaggio pubblico”.
Nel cast anche Rocco Papaleo, nel ruolo del segretario succube del grande personaggio “Il mio compito nel film era venerare Proietti. Non dovevo fare nessuno sforzo e lo veneravo anche dopo il ciak. E’ sempre stato il mio idolo”

Gabriella Aguzzi