Otto volte James McAvoy

13/01/2017

Ad analizzarlo con cura, sia dal punto di vista medico che del giallo, anche Psyco fa un po' acqua, ma è talmente affascinante che si fa perdonare. Dopodiché però i cineasti che hanno affrontato il tema delle personalità multiple in chiave thriller han sempre toppato, e più ne aggiungono peggio fanno, si veda Identity con ben 12 personaggi in uno. Qui M. Night Shyamalan si fa prendere da ossessione compulsiva come uno dei suoi personaggi e raddoppia addirittura a 24 (ma tranquilli: ne vediamo in azione solo 8 ). Il risultato sarebbe piuttosto sconfortante, se non fosse per tre elementi: la suspence ben calibrata, con una costruzione a puzzle della vicenda ( e molte zone che restano ancora oscure); una sottile ironia, che passa dalla citazione di “Zelig” (la dottoressa Fletcher) fino ad arrivare alla strizzatina d'occhio finale, come a suggerire una lettura del film in chiave “supereroi” (vuoi vedere che la scelta del protagonista – già Xavier degli X-men – ha a che fare con questa lettura?); e  la presenza appunto di James McAvoy, che dà l'acqua della vita alla pellicola con una multipla performance per nulla facile: sono diverse persone e sono la stessa, e una personalità arriva al punto di fingersi un'altra...

Di solito chiediamo agli attori come hanno affrontato il loro personaggio, ma qui lei ne affronta addirittura otto: come ci è riuscito?

“Ogni volta che si affronta un ruolo per un attore è una sfida. Qui l'impresa era particolarmente ardua perché dovevo affrontare diversi personaggi caratterizzandoli in breve tempo con gesti e posture differenti. Ho dovuto fare molte prove per trovare quei particolari che permettessero di individuare i vari alter ego, lavorare sui dettagli...”

L'attore specifica poi di aver collaborato strettamente col costumista per calibrare i personaggi “Per esempio, sembra facile dire: per interpretare una donna devi trovare la parte femminile di te stesso. Ma Patricia è una donna arrabbiata perché costretta nel corpo di un uomo. Così come Hedwig non è un bambino, ma un uomo convinto di essere un bambino. Ero sempre lo stesso uomo, ma che diventa più fragile o più forte, più sensibile o più aggressivo a seconda della personalità che viene in luce”

La scelta dei ruoli “si basa sulla sceneggiatura e sul regista, non è mai fatta in base al budget: i grandi budget non implicano necessariamente che ci siano meno idee, e i piccoli budget non implicano che ci siano meno ambizioni: dipende tutto dal regista e dalla sceneggiatura”
Quanto all'ispirazione per come interpretare un ruolo“ A darmela è la sceneggiatura stessa – anche perché sono piuttosto ignorante come cinefilo!”

Del resto anche per il regista i punti di riferimento non sono i film che ti aspetteresti (per esempio confessa d'aver “rubato” le zoomate da Altman), che specifica poi:

“L'interesse per la psicologia nasce dal fatto che mia moglie è una psicologa, e ho cominciato a frequentare i corsi per corteggiarla. Se mi fossi innamorato di un'insegnante di ginnastica chissà che altri film avrei fatto! Quando ho letto che una persona con disturbi di personalità multipla può sviluppare delle patologie diverse a seconda della personalità – per esempio una personalità ha il diabete e l'altra no – mi è venuta l'idea per questo film, dove ho portato al parossismo questa verità scientifica”

Pur loquace e simpatico, scantona furbescamente quando si parla di possibili sequel, prequel, serie, e sottolinea invece la parte più interessante (per lui e per noi) dei suoi film, cioè il lavoro di scrittura

“La cosa che più conta per me è la costruzione della storia e della suspense. Metto in scena una situazione, ma non ti spiego subito cosa è successo prima, devi ricostruire da te le informazioni necessarie. Allo stesso modo il colpo di scena non è fine a se stesso: è il momento in cui ciò che hai mentalmente ricostruito si realizza, è il culmine finale di tutte le informazioni gradatamente fornite”
Un metodo di scrittura che spesso si ritrova nelle serie televisive

“Le serie tv ti permettono un lavoro più approfondito sui personaggi, e ho avuto la fortuna di collaborare con registi e sceneggiatori fantastici. Il problema per me è che sono un maniaco del controllo, e su un film a basso budget posso fare tutto da me, mentre in tv sono comunque più legato”

Eppure una serie da “Split” sarebbe assai interessante: potremmo vedere gli altri 16 personaggi, e magari scoprire retroattivamente come si sono sviluppati e han preso il potere all'interno di Kevin. Non ne abbiamo parlato però a Night Shyamalan. Anche perché ha abbozzato sibillino e furbetto “Non posso dire se questo film avrà un sequel, o se lo è....”. Vedere per capire.

Foto di Elena Aguzzi

La Recensione del Film

Elena Aguzzi