La Forma dell'Oscar

05/03/2018

La favola d’amore tra un dio del fiume e una ragazza muta incanta anche gli Oscar. Il film di Guillermo Del Toro avrebbe potuto essere un horror alla Il Mostro della Laguna Nera e invece è diventato il racconto di un incontro tra diversi intriso di tristezza e magia e si è fatto universale. La Forma dell’Acqua ha il dono di raccontare la realtà attraverso il fantasy attraverso la storia struggente di due creature, entrambe trovate tra le acque ed entrambe senza parola, entrambe sbagliate per questo mondo, “mostri” perché troppo belle, che incrociano la loro solitudine. Del Toro le immerge nella poesia delle sue luci e conquista il maggior numero di statuette nell’edizione 2018 degli Academy Awards, tra cui le due più ambite, Miglior Film e Miglior Regia, a cui si aggiungono Miglior Scenografia e Miglior Colonna Sonora Originale.
Una distribuzione particolarmente equilibrata, senza pioggia di premi su un’unica pellicola, anche perché raramente il livello generale delle candidature è stato così alto e, aggiungiamo, raramente il verdetto così da noi condiviso. Veder gareggiare Daniel Day Lewis e Gary Oldman, Sally Hawkins e Frances McDormand, La Forma dell’Acqua e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, Nolan e Del Toro lasciava entusiasti oltre che indecisi. Unica nostra delusione il mancato premio alla Sceneggiatura Originale a Tre Manifesti a Ebbing, che era un capolavoro di perfezione, premio andato invece a Scappa-Get Out. Lo splendido, dolorosissimo, film di Martin McDonagh deve “accontentarsi” dell’Oscar ai suoi straordinari interpreti, Sam Rockwell, Attore Non Protagonista, e Frances McDormand, Attrice Protagonista.

Il resto è stato tutto una delizia. Gael Garcia Bernal che canta Remember Me, Miglior Canzone per Coco, che vince anche come Miglior Film d’Animazione, come tifavano tutti quelli che hanno pianto in sala. La classe inglese di Gary Oldman, Miglior Interprete per il suo Churchill mozzafiato in L’Ora più buia, di James Ivory, Oscar alla Miglior Sceneggiatura Non Originale per Chiamami col tuo nome, che premia anche il nostro Luca Guadagnino, e di Helen Mirren, la signora più elegante della serata. E, parlando di eleganza, Il Filo Nascosto la celebra e vince l’Oscar per i Costumi. I Premi “tecnici” sono stati distribuiti tra Dunkirk (Sonoro, Montaggio e Montaggio Sonoro) e Blade Runner 2049 (Fotografia, Effetti Speciali), mentre il cileno Una donna fantastica di Sebastian Lelio vince come Miglior Film Straniero.
Non mancano i momenti predicatori. Quest’anno il tema di punta è il Femminismo. E a consegnare l’Oscar alla miglior interpretazione femminile giungono alla ribalta due attrici e non, come da tradizione, il vincitore della passata edizione. Ma si trattava di Casey Affleck, accusato di molestie, e Hollywood non perdona. Fortunatamente questa notte delle stelle ha premiato i meriti e non il sesso o il colore della pelle. L’invito all’applauso a tutte le donne che lavorano nel Cinema da parte di una commossa Frances McDormand al termine del suo discorso di ringraziamento vale più di tanta retorica. A mostrare il valore di una donna è sufficiente un’interpretazione magnifica come la sua.
In chiusura viene data una seconda chance a Warren Beatty e Faye Dunaway perché non ci lascino con il ricordo dell’infelice performance dell’anno scorso. Stavolta non sbagliano il titolo.

Gabriella Aguzzi