Suspiria compie 40 anni

31/01/2017

“Una laurea honoris causa in tecnologia degli spaventi. Dario Argento non merita niente altro per un film che probabilmente farà epoca nel cinema della pelle d’oca”, così apriva la recensione di Suspiria Giovanni Grazzini il 5 febbraio del 1977 sul “Corriere della Sera”.
40 anni dopo siamo ancora qui a parlarne, il responso l’abbiamo: sì, Suspiria, ha fatto epoca.
Accolto ai tempi tra scetticismo e ammirazione, tra chi lamentava notti insonni e tra chi una noia mortale, Suspiria si è a poco a poco costruito negli anni la fama di “cult”, soprattutto in Giappone. Ora per il quarantesimo compleanno i cinema italiani gli hanno reso omaggio con una proiezione straordinaria di tre giorni, con la prima a Roma il 30 gennaio al Barberini: presenza in sala del regista, di Stefania Casini e di Jacopo Mariani, il bimbo-mascotte del film, interprete anche del Carlo bambino in Profondo rosso.
L’operazione commerciale che sta dietro al progetto è alquanto ambiziosa: nuova casa distributrice, QMI Stardust, restauro in 4K operato dal laboratorio tedesco TLEFilms Film Restoration & Preservation Services, partendo dalla pellicola originale, nuovo trailer, nuovi materiali di comunicazione, creazione ex-novo del font dei titoli di testa come gli originali.
I 35 mm, danneggiati in varie parti sono stati attentamente corretti in maniera digitale. Il film è stato girato con negativi EastmanColor ed è stata l’ultima grande produzione di questo genere ad aver usato il processo “Technicolor Dye Transfer” a bassissima sensibilità, utilizzando la vecchia pellicola Kodak dei film americani. Questo esempio è indicativo di come Suspiria fosse un film estremamente accurato dal punto di vista tecnico e di come rappresentasse l’ultima fase del cinema italiano della paura artigianale, ancora lontana dagli illusionismi ottici digitali.
Anche il soundrack, in presa diretta, è effettivamente molto curato. Il restauro mette in evidenza al meglio un dialogo più scandito e limpido, un maggiore equilibrio nel missaggio tra musica di sottofondo e rumori di scena, rumori che si sforzano di ottenere il più possibile un effetto 3D.
I Goblin fabbricano la paura almeno al 50%, al resto pensa lo stile di Argento inconfondibile, un manipolo di attrici bravissime riunite in un’occasione più unica che rara, Jessica Harper, Joan Bennett, Alida Valli e Stefania Casini.
Tutto in Suspiria è un esercizio stilistico che vuole esaltare l’artificio, la dimensione da favola, l’istinto onirico e irrazionale, ma sempre con quella rigorosa cautela all’ordine metodico nel concepire le sequenze, tipica di Argento.
Un approccio quasi naturalistico alla Flaubert, nell’inventare, nel progettare ambienti, persino le ispirazioni letterarie, (Biancaneve, Thomas De Quincey e Wedekind), perché tutto fili alla perfezione….ed infatti Suspiria non può mancare tra i punti di riferimento di chi ama il genere horror, con gli omicidi più feroci della filmografia argentiana: la carneficina di Eva Axén, sventrata e impiccata in quel salone decorato in una maniera espressionista, un innocuo cane guida per ciechi che da lupo domestico diventa lupo famelico, i “famosi” fili di ferro (l’invenzione forse più sadica del film) che tormentano la Casini, come preliminare di una fine orrenda, quanto liberatoria.
Ed ora,  aspettiamo pure il remake di Guadagnino..saranno spaventi o saranno risate? Comunque vada di Suspiria ce n’è uno solo.

Articoli Correlati: Gli Incubi di Dario Argento

Carlo Lock