Venezia 74

13/09/2017

Si è appena conclusa la 74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia; premetto che non ho mai amato giudicare l'operato delle varie giurie, ma devo ammettere che questa volta sono molto amareggiato per l'assenza di attenzione per il cinema italiano.
Non discuto il Leone d'Oro al bellissimo e poetico ''La forma dell'acqua'' del geniale Guillermo Del Toro, una fiaba noir sull'amore e sulla diversità, antimilitarista che mischia ''La bella e la Bestia'' con ''Il Mostro della Laguna nera'', due ore di puro cinema visionario poetico e horror imperdibile...
Mi permetto, invece, di contestare con forza che la giuria del concorso ufficiale presieduta dall'attrice statunitense Annette Bening abbia totalmente ignorato i  film italiani in concorso; certo Charlotte Rampling si è aggiudicata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile per ''Hannah'' diretto da Andrea Pallaoro, ma è un contentino che non può bastare.
Mai come quest'anno il  cinema italiano si è presentato molto bene con  film vitali, tematiche forti come il noir-melò ''Una Famiglia'' di Sebastiano Riso che affronta con coraggio un tabù quale è il traffico clandestino di neonati in Italia con un'interpretazione toccante e dolorosa di Micaela Ramazzotti oppure il musical-noir-comedy  di ''Ammore e malavita'' diretto dai Manetti Bros ambientato  in una Napoli inedita e coloratissima, un film geniale, intensamente ironico, che ha tutte le carte per rivoluzionare il cinema di genere in Italia ma non solo, con un cast strepitoso composto da uno straordinario Carlo Buccirosso, da Claudia Gerini perfetta nella sua interpretazione napoletana, dall'attore feticcio dei Manetti Bros GianPaolo Morelli e Serena Rossi... e vogliamo dimenticare Ella & John, la coppia di anziani splendidamente  interpretati da Donald Sutherland ed Helen Mirren, in fuga dai figli, dagli ospedali e dalle ormai inutili cure, in fondo in fuga dalla vita nello struggentemente divertente road-movie nel debutto americano dell'ottimo Paolo Virzì? Personalmente direi proprio no, ma evidentemente la giuria presieduta da Annette Bening non è stata colpita  dalle peculiarità di queste opere ed  è un vero peccato per il nostro cinema, che meriterebbe più rispetto e considerazione, in generale...
Sono certo che questi  film belli, poetici, rivoluzionari e, perché no, anche visionari troveranno consenso presso il pubblico in barba a giurie snob e politically correct...Viva il cinema italiano!

Ettore Calvello