Tim Burton e il Cinema dei Diversi

07/01/2015

Il Cinema di Tim Burton è abitato da diversi. Vorrei poter celebrare privatamente e personalmente questo regista che amo molto, parlando di due suoi film: "Edward mani di forbice" e "La sposa cadavere".
Tim Burton oltre che regista è un cantastorie di altri tempi, è per il cinema ciò che la dedica a "Lèon Werth" nel Libro del "Piccolo Principe" è per la letteratura infantile e adulta, un capolavoro in sè: poche righe, poche immagini di una visionarietà e essenzialità fuori dal comune. Tim Burton sembra poter capire tutto ciò che i tanti danno per scontato ovvero che "l'essenziale è sempre invisibile agli occhi ma talvolta accade miracolosamente anche il contrario".
Temi preponderanti sono i diversi, la fantasia, il romanticismo, la malinconia e soprattutto la dissacrazione contrapposta all’ipocrisia come alla stupidità.
E ancora, il disagio e le incomprensioni tra coloro che come i bambini antepongono il cuore, la fantasia alla ragione; e poi i restanti mediocri, i cosiddetti “normali”, la gente comune, gli scienziati della vita quotidiana. I bambini vedessero un elefante volare non se ne chiederebbero il perchè ma ne godrebbero in gioia.
Voglio quindi ricordare Edward mani di forbice, personaggio che senza mani non può concretizzare il proprio amore verso il prossimo e quindi viene scacciato e costretto all’isolamento. Non per altro dovrà, dopo aver decorato la vita di tanti personaggi con le sue creazioni verdi, tornare solo nel suo "castello" perchè il mondo che lo circonda è troppo piccolo per lui, troppo immaturo, troppo anormale.
Edward come tanti uomini troverà l'amore e lo ferirà con le sue forbici, lo allontanerà senza vederlo, perchè cieco per sua natura di quel sentimento. Metafora della vita.
Nel film in cui Johnny Deep interpreta Edward, il suo personaggio pronuncia a malapena circa 170 parole ma a parlare e a far sognare è la struggente colonna sonora di Danny Elfman, a volte una dolce ninna nanna, altre un valzer di neve e stupore. Burton regala allo spettatore una magia di immagini dietro l'altra e nei panni dello scienziato che crea il suo "Pinocchio" senza mani "Edward", vuole e fa recitare lo straordinario, grandioso, colto, eccentrico attore, sfortunatamente sottovaluto di film di serie B horror degli anni 50 e 60, Vincent Price. Basta questo per chi ama il cinema.
Molte inquadrature sono fatte dal basso per accentuare il senso di disagio e deformità morale di certi personaggi.

Ne "La sposa cadavere" disegna  il delicato e mostruoso personaggio di Victor, in cui il delicato sta per sensibile e il mostruoso sta per introverso. Un omino esile che fatica a trovare nel noioso, superficiale e grigio mondo vittoriano, affollato di personaggi egoisti quanto bigotti, un’altra anima gentile e delicata cui unirsi. Poi per costrizione familiare incontrerà Victoria, la sola che noi spettatori ci illudiamo possa trovare in lui la "grazia" nascosta. Finirà tuttavia con lo sposare una lei cadavere evocata dagli inferi festosi e cantanti, più allegri del mondo dei vivi. Una delle tante frasi che ricordo a memoria, è quella con cui Victor nel bosco pronuncia il suo giuramento di matrimonio: "Con questa mano io dissiperò i tuoi affanni e il tuo calice non sarà mai vuoto perchè io sarò il tuo vino. Con questa candela illuminerò il tuo cammino nelle tenebre".
Una festa per gli occhi e le orecchie, una sonata al chiaro di luna di un regista come pochi.
In sostanza i diversi nei film di Burton siamo noi, quelli normali, quelli cui non capiterà mai di sfuggire alle tenebre della vita ragionata e monotona di ogni giorno con la luce del proprio cuore e dei propri sogni. L'inferno è nel solito, ma lì in quel bosco in cui nessuno osa andare, perchè abitato da spiriti sinistri e sconosciuti, forse troverai il tuo piccolo paradiso.

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