Il Piccolo Principe

31/12/2015

Anni fa fu rinvenuta negli archivi dell’Indiana University una sceneggiatura di Orson Welles tratta da Il Piccolo Principe. Welles era rimasto talmente affascinato dal magico racconto di Saint-Exupéry da volerne fare un film. Aveva in mente un film con attori con alcune sequenze a disegni animati che progettava di affidare a Walt Disney. Non se ne fece nulla, il progetto svanì al primo incontro ai Disney Studios perché “non c’era spazio per due geni”. Resta il rimpianto per uno dei tanti film incompiuti di Orson Welles e il pensare che trinomio meraviglioso sarebbe stato.
Il Piccolo Principe è sempre stato visto come un libro infilmabile. E’ sempre sembrato impossibile renderne la poesia impalpabile, il segreto di vedere le cose nascoste nelle cose perché “l’essenziale è invisibile agli occhi”. C’era il rischio di tradurlo, superficialmente, in una favola per bambini, quando Saint-Exupéry parla al bambino perduto dentro di noi.
Mark Osborne fa un lavoro diverso. Realizza un film su Il Piccolo Principe facendone un racconto nel racconto. Quel racconto che non trova ascoltatori perché sono tutti troppo grandi, perfino i bambini e vedono un cappello invece di un serpente che digerisce un elefante.
Poi finalmente il vecchio aviatore trova una bambina che sa ascoltare la sua favola. Una bambina ingabbiata da un programma di vita, cresciuta nella realtà asettica che la circonda, che dapprima cestina i suoi disegni. Ma che a poco a poco si avvicina a curiosare alla porta accanto e si lascia catturare dal racconto del Piccolo Principe riscoprendone l’incanto. A poco a poco “si lascia addomesticare” come la Volpe e si sa che “si rischia sempre di piangere un po’ se ci si lascia addomesticare”. L'Aviatore diventa speciale per lei, perché "è il tempo che hai perduto per la tua Rosa che ha reso la tua Rosa così speciale".
La storia della bambina e l’aviatore nasconde quindi al suo interno la storia del Piccolo Principe. Mark Osborne le traccia con due disegni diversi: la prima tridimensionale, la seconda con la stessa mano delle illustrazioni di Saint-Exupéry e tutta la nostalgia dell’Animazione di un tempo.
Peccato però. Peccato perché tutto sembrava volgere verso un finale di vera poesia. L’Aviatore dice che presto raggiungerà il Piccolo Principe. Il giorno dopo è condotto in ospedale. La bambina avrebbe dovuto guardare il cielo e ritrovarlo nelle stelle, sentendole ridere.
Invece no.  Mark Osborne aggiunge quasi una terza storia che suona stridente e stonata. Una happy end preceduta dal sogno della bambina che vola verso l’Asteroide a cercare il Piccolo Principe e lo ritrova cresciuto perché ha dimenticato. Sull’Asteroide governano l’Uomo d’Affari, il Re e l’Uomo Vanitoso. Il messaggio è chiaro, il film ci invita a non dimenticare mai quello che eravamo, ma il tono cambia in modo troppo brusco, la storia originale, splendida e compiuta, si perde, il ritmo si fa avventuroso, l’incanto è svanito anche se sullo schermo si riaccendono le stelle.
Due cast di lusso danno voce ai personaggi. Nella versione originale l’Aviatore è Jeff Bridges, la Madre è Rachel McAdams, il Serpente Benicio Del Toro, la Rosa Marion Cotillard, la Volpe James Franco. Nella versione italiana l’Aviatore è Toni Servillo, la Madre è Paola Cortellesi, il Serpente Alessandro Gassman, la Rosa Micaela Ramazzotti, la Volpe Stefano Accorsi, l’Uomo d’Affari Giuseppe Battiston, il Re è Pif, l’Uomo Vanitoso è Alessandro Siani.

Gabriella Aguzzi