Disneyworld, dove tutto č possibile

25/10/2016

Cominciamo dalle premesse.
1- Disneyworld non è un parco a tema, è, appunto un mondo, che racchiude quattro parchi a tema (tra cui quel Magic Kingdom che è la versione aggiornata dello storico Disneyland di Los Angeles, e che è stato “clonato” a Disneyland Europe e Disneyland Latino), parchi acquatici, vari hotel e resort, mega parcheggi, laghi,  boschi e radure, il tutto attraversato da autobus e ferrovie monorotaia, e dove non trovi un filo d'erba fuori posto o un pezzettino di carta per terra
2- Per visitarlo esiste un biglietto “hop and off” giornaliero che consente di entrare nei quattro parchi: sappiate che non è fisicamente possibile utilizzarlo completamente nello spazio di sole dieci ore (9-19), nemmeno se li visitate a volo d'uccello: per Disneyworld ci vogliono almeno dai 3 ai 5 giorni (allora, visto che siete ad Orlando, fate addirittura una settimana e visitate anche gli altri parchi del più grande “divertimentificio” mondiale formato famiglia)
3- Se proprio avete solo un giorno a disposizione scegliete con cura il vostro parco e dedicatevi solo a quello. Dopodiché, fornitevi del biglietto “Fast Pass +”, selezionate le attrazioni che più vi interessano e prenotatele on line o sui totem: in questo modo tagliate le code, che altrimenti possono arrivare tranquillamente a 90 e più minuti

Dunque, i quattro parchi in oggetto sono: il citato M.K., Epcot – una sorta di “expo”spiegato ai bambini e ai ragazzi sul mondo e la scienza, Animal Kingdom (il nome parla da sé), e Walt Disney Hollywood Studios che ricalca un po' gli Universal Studios ma in versione ovviamente disneyiana. L'ingresso al Mondo Disney è segnalato da una specie di porta che ricorda l'ingresso a Cartoonia, poi si prosegue per chilometri, coi percorsi ottimamente scanalati dalle varie frecce. Non abbiate l'ingenuità, dicevamo prima, di potervela cavare rapidamente col  parco classico (“ tanto siamo già stati a Parigi, non abbiamo bisogno di perdere tempo per le attrazioni, ci basta fare un giro turistico tra le varie zone”); tra parcheggio (20 dollari per le auto di formato standard), transfert, ritiro del biglietto e controlli di sicurezza ci si può mettere un'ora solo per entrare, dopodiché le ore scivolano via veloci, anche senza le code su cui vi abbiamo precedentemente ammonito. I motivi di tutto questo tempo sono sostanzialmente due: la ricchezza delle cose da vedere (impossibile non cadere nella trappola della visita alle attrazioni!) e le dimensioni. In Italia non riusciamo nemmeno a immaginare così tanto spazio. A Orlando, la frase “ prosegui fino al prossimo semaforo/alla prossima uscita e gira a destra” significa “va avanti per 10 chilometri e poi gira a destra”. Sembrano istruzioni elementari, quelle che vi stiamo fornendo, ma se ci si dimentica queste prime nozioni-base si rischia di sprecare il biglietto di ingresso, che è molto salato (i prezzi spaziano, all'incirca, tra i 100 dollari di un giornaliero-base per un solo parco e i 400 dollari per un pass di dieci giorni, oltre ai vari upgrade per il “Fast Pass” e gli spettacoli notturni)

Magic Kingdom assomiglia molto  a Disneyland Europa, ma è diverso. Dal parcheggio si prende un trenino, o si fa una camminata, fino al primo ingresso, da lì partono vari treni monorail diretti ai vari resort (raggiungibili anche per battello), a Epcot o a M.K.. Quindi vi è un secondo ingresso (con controllo borse fatto a mano) e finalmente eccoci sul vialone di ingresso, la Main Street piena di negozietti e ristorantini, dalle facciate vittoriane per l'occasione di questi giorni (Halloween) addobbate a festa; in fondo c'è il castello della Bella Addormentata: nel quale però non si entra, ma resta, più possente che nel vecchio Disneyland, come palcoscenico per i primi incontri coi recitanti. Quello degli attori che interpretano una scenetta che, con l'appropriata scenografia, fa rivivere le atmosfere del film, è una mania tutta americana e il sugo della maggior parte delle attrazioni nuove: non potendo costruire giostre per ogni film che esce, ma non volendo restare ancorati solo al passato, è il modo migliore per tenersi al passo. Inoltre, pare che il pubblico gradisca molto, visto che per farsi dare l'autografo da un povero diavolo travestito da Pippo ci sono code anche di 50 minuti... Ecco allora pronti gli “incontri con”  Brave, Belle, Rapunzel oltre ai classici Topolino e Paperino. Le attrazioni, per lo più, sono vagoncini a forma, di volta in volta, di tazza, conchiglia, carretto da minatore, barca, poltrona antica e via discorrendo, che attraversano elaborate scenografie ed effetti speciali, talvolta entrando in acqua: le scene che si attraversano fanno rivivere un film o un'epoca o un'esperienza: i più gettonati sono quelli che, al culmine della scenografia, ti fan fare un tuffo o una corsa veloce tipo toboga o mini “ottovolante”. Le montagne russe più emozionanti, spiace molto dirlo, sono pressoché bandite: rimane solo (di quelli che possiamo sperimentare  “chez nous”) Space Monutains, letteralmente preso d'assalto. Vi sono poi alcune giostre tradizionali (il “carosello”, l'autoscontro, il disco volante...), ma a questo punto va sottolineato un punto molto importante: Magic Kingdom, come ovviamente DisneyWorld nel suo insieme, NON è un luna park, ma un parco a tema – vale a dire, non un parco di divertimenti (e più questi ti fan sputare le budella meglio è ), ma un “ambiente” dove conta la scena, l'atmosfera, l'esperienza generale. Il cinema, anche quello in 3D, ti tiene comunque lontano. Qui ti avvicini ai tuoi eroi, vieni immerso in un mondo popolato di figuranti in abiti antichi o fiabeschi (anche quando si tratta di semplici camerieri). Resti comunque uno spettatore, e raramente ti ritrovi il cuore in gola per una discesa a capofitto.

E così ecco, in senso orario: il Mondo dell'Avventura, dove si viene immersi in un mondo esotico in senso lato: i Caraibi, la Polinesia, l'Africa, l'Oriente (è il settore più negletto, dove l'unica attrazione “attraente” è il super classico Pirati dei Caraibi – raro caso di padiglione non costruito su un film, ma al contrario in cui un film si  è ispirato al padiglione); La Terra della (Nuova) Frontiera, con un villaggio del West che si affaccia sul Mississippi (!): abbiamo qui l'Isola di Tom Sawyer e un paio di “splash mountains” e “thunder mountains” (queste ultime purtroppo erano in manutenzione); Piazza della Libertà, che è praticamente solo scenografia: qui vi è comunque l' imbarco per la gita sul fiume, oltre a una Casa dei Fantasmi (con annessa bottega di souvenir dal nome tutt'altro che giocoso di “Memento Mori”); c'è poi il settore più ampio e più amato che è quello della Terra della Fantasia, con le principesse delle fiabe (ben due attrazioni sono dedicate alla Sirenetta), i personaggi più per piccini (Winnie Pooh, Peter Pan, i Sette Nani, il cappellaio matto – manca però il Labirinto di Alice, chissà perché). E una graziosa parte allestita a circo di inizio secolo con Dumbo, Pippo ecc. Chiude la serie dei mondi magici la Terra del Futuro: qui la fantasia dei creatori è stranamente andata in ribasso, e laddove a Parigi troviamo avventure ispirate a Verne, qui vi sono solo, oltre alle Space Mountain e a delle automobiline su circuito, dei teatri dove vanno in scena le avventure di Stitch, di Sully e Mike e di Buzz Lightyear

Il problema è che spazio, tempo, scienza sono già il tema centrale di Epcot, il parco a tema incentrato sulla Terra e  sulla natura, gli animali e l'uomo che la popolano. Il desiderio di essere didattici un po' si scontra e un po' si fonde con la necessità di essere anche divertenti. I padiglioni ci raccontano la storia dell'uomo, una sorta di “mondo in miniatura” si stende lungo le rive del laghetto (l'Italia è rappresentata da Venezia) e alcune “giostre” in stile Magic Kingdom ci conducono in luoghi piacevolmente istruttivi, come nel caso del trenino che ripercorre le avventure del pesciolino Nemo e termina la corsa all'interno di un acquario, dove possiamo rimirare in “carne e cartilagini” i pescetti della favola. Vi sono simulatori di guida per gli shuttle e la possibilità di nuotare coi delfini, ma non abbiamo avuto molto tempo da dedicare a questo parco, e onestamente ci è parso un poco superfluo, indeciso sulla strada da prendere, stretto tra Magic Kingdom e Animal Kingdom. E allora torniamo al suggerimento di partenza: prendetevi almeno 4 giorni di tempo, dedicatene due a visitare i parchi “minori” (ci è dispiaciuto  non trovare nemmeno 5 minuti per i Disney Studios) e gli altri due per M.K. (uno per provare le attrazioni, l'altro per farvi una bella passeggiata e darvi agli acquisti folli). Per i resort dove alloggiare non c'è che l'imbarazzo della scelta, per tutte le tasche e tutti i gusti, da quello moderno, attraversato dalla monorail, a quello in stile cottage di montagna, da quello polinesiano al lussuoso hotel di inizio secolo sulle sponde del lago.

Elena Aguzzi