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La Milano di Buzzati

26/03/2019

La sua infanzia e gran parte della sua vita era circoscritta in quel giro di strade, tra Piazza San Marco, il Corriere della Sera e Corso Garibaldi. Ed è tra queste strade che si svolge l’interessantissima Visita Guidata di Milanoguida “La Milano di Dino Buzzati”, un percorso in cui si respira il suo spirito, il suo mondo, lo si scopre nei suoi multiformi aspetti di scrittore, giornalista, pittore, la sua anima ironica e quella fantastica e si cammina sui luoghi da lui descritti, sulle strade da lui percorse, accompagnati da racconti, aneddoti e dalle sue stesse parole. Saranno programmati tour accompagnati anche da attori che ne leggeranno dei brani, ma già ora, quando ci si sofferma davanti al Corriere della Sera e si ascolta quella splendida pagina del Deserto dei Tartari in cui Giovanni Drogo, cessando di percorrere i gradini a due a due, vede inconsapevolmente finire la sua giovinezza, l’atmosfera è intensa.
Il bellunese Dino Buzzati visse la sua vita a Milano, quella Milano oppressiva e fumigante così diversa da quella che attraversiamo in questa radiosa e soleggiata giornata di primavera, quella Milano che già vedeva scomparire e di cui descriveva i resti nascosti in grovigli di cortili segreti e di cui oggi ancora meno rimane (se non vi è più, su Corso Garibaldi, il numero civico 74 dietro cui si apriva la corte in cui abitava la Laide di Un Amore resta però, poco più oltre, un passaggio assai simile, con le sue case a ringhiera). Ma amava la Milano che cresceva verso l’alto, le nuove architetture del Pirellone e della Torre Breda perché gli ricordavano le sue montagne, e forse avrebbe amato anche questa Milano di nuove torri che svettano a ridosso della sede del Corriere. I due luoghi di Buzzati – Milano e le Montagne – si fondono e riassumono in quel quadro in cui fa assumere al Duomo il profilo delle Dolomiti.

La Visita parte da Piazza San Marco, passa davanti alla casa natale al numero 12 di via San Marco – nessuna targa a ricordarlo – racconta gli anni del Liceo in cui nacque l’amicizia con Arturo Brambilla col quale condivise passioni letterarie, l’amore per i disegni di Arthur Rackham di cui tornano le suggestioni nelle sue opere. In Via Balzan, intitolata allo storico Direttore del Corriere, si passa davanti alla Sala Buzzati – che già fa parte del grande complesso del Corriere della Sera e in via Solferino ne ammiriamo la facciata progettata da Beltrami - e qui la targa c’è e all’interno la frase in cui, con scarsa autostima, prediceva che sarebbe stato allontanato da lì come un cane. Invece vi trascorse la vita, il Corriere della Sera fu la sua Fortezza Bastiani.
“Probabilmente tutto è nato nella Redazione del Corriere della Sera – scrive – Dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti ed era un lavoro piuttosto pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni, e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti così per sempre, se le speranze, i sogni inevitabili quando si è giovani, si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no, e intorno a me vedevo uomini alcuni della mia età, altri molto più anziani, i quali andavano trasportati dallo stesso lento fiume, e mi domandavo se anch’io un giorno non mi sarei trovato nella condizione dei colleghi dai capelli bianchi alla vigilia della pensione, colleghi oscuri che non avrebbero lasciato dietro di sé che un pallido ricordo destinato presto a svanire”.

Da lì il tour prosegue verso Corso Garibaldi e le vie dove Buzzati ambientò Un Amore, il romanzo scandalo in cui si mise a nudo rivelando i risvolti autobiografici del suo amore ossessivo per una ballerina della Scala. Si vede la casa del protagonista Antonio Dorigo (nome che, per assonanza, rimanda a quello dell’altro suo grande protagonista, Giovanni Drogo), fianco a fianco con quella Milano allora più popolare, a ridosso del Corso, dove abitava l’oggetto del suo tormento amoroso. Largo La Foppa è accuratamente descritto e disegnato nel Poema a Fumetti, che può essere considerato la prima graphic novel italiana e per la cui copertina fece da modella la moglie Almerina, che lo sposò giovanissima e con cui si dava i primi appuntamenti nel vicino Cimitero Monumentale. Ma se volessimo, seguendo la mappa del Poema a Fumetti, cercare lì a lato la Via Saterna scopriremmo che non esiste. Buzzati l’aveva inventata e posta come ingresso agli Inferi, così come ne immaginava una nascosta via d’accesso negli scavi della metropolitana. E' indicata proprio nelle vicinanze della casa in cui aveva immaginato Dorigo.

E qui si apre un altro panorama, quello del Buzzati pittore/disegnatore. Buzzati scrive non solo con la poesia delle parole, ma spesso l’accompagna con il racconto delle illustrazioni. Come avviene con La Famosa Invasione degli Orsi in Sicilia, che segnò il mio primo innamoramento con questo scrittore, insieme alla magia sospesa e irreale dei Sessanta Racconti. Quegli Orsi in Sicilia nati come strisce a puntate che furono raccolte in un libro incantevole e che vidi poi portato a Teatro dalle marionette dei Colla.
Come avviene con gli strepitosi Miracoli della Val Morel, una serie di ex voto in cui si raccontano le miracolose gesta di Santa Rita da Cascia  contro mostri e calamità. E come all’ingresso del Corriere ci eravamo commossi alla lettura del Deserto dei Tartari, così, quando nel cortile della Pinacoteca di Brera, luogo ideale per raccontare l’anima pittorica di Dino Buzzati, si leggono alcuni esilaranti Miracoli di Val Morel, la sua ironia ci travolge.
Meno felice il suo rapporto con il Cinema, forse perché la narrativa di Dino Buzzati è davvero sospesa e intraducibile sullo schermo (pochi sono gli esempi, come Il Fischio al Naso, con Ugo Tognazzi, tratto dal racconto Sette Piani) e anche il pur visivamente suggestivo film di Zurlini non può riportare in immagini quel clima d’attesa impalpabile che è l’anima pulsante del Deserto dei Tartari (“qualche cosa di diverso dovrà pur venire, qualche cosa di veramente degno da poter dire: adesso, anche se è finita, pazienza”).

Il rapporto Buzzati/Cinema passa sempre, ancora una volta, dalla pittura. Il racconto Lo Strano Viaggio Di Domenico Molo colpì Federico Fellini che ebbe l’idea del film Il Viaggio di G. Mastorna che non si realizzò mai, ma rimasero le tavole che Fellini stesso disegnò per la sceneggiatura e in seguito si tradusse nella graphic novel realizzata con Milo Manara (Il Viaggio di G. Mastorna detto Fernet). Questa ed altre curiosità racconta Milanoguida mentre si passa per Via Cavalieri del Santo Sepolcro, davanti alla Facoltà Teologica e ai Chiostri di San Simpliciano, alcune delle bellezze segrete di Milano. 
E’ in Piazza della Scala che termina il percorso, non solo perché vi è ambientato il racconto Paura alla Scala, ma anche perché il Teatro è chiaramente raffigurato nell’illustrazione dell’attentato de Gli Orsi in Sicilia. Ed è con queste due letture che si chiude un viaggio di due ore nella Milano e nei sogni di Dino Buzzati.

Gabriella Aguzzi