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Gabriella Aguzzi Capo Redattore

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La SocietÓ Paranoica

21/11/2018

Siamo sinceri: pur di non sopportare la tragica monotonia del cinema italiano, mal recitato e sul lastrico di argomenti, pur di non sorbirci il pattume delle reti televisive nazionali, nelle quali è ormai diffuso il morbo dei Talent e l'agonia di un trash ridotto a chiassoso chiacchiericcio, saremmo disposti a guardare qualunque cosa.
Non stupisce, ad esempio, come le repliche attualmente in onda di un telefilm che ha segnato un intero decennio suscitino curiosità anche presso un pubblico di giovani, e chi ha vissuto la maturità negli anni '90 sa bene di cosa si stia parlando.
'X-Files', nato dalla creatività di Chris Carter e animato dai tenebrosi agenti Fox Mulder e Dana Scully, al secolo David Duchovny e Gillian Anderson, fu una novità dirompente che, dal 1993, portò un modo del tutto nuovo di concepire l'horror e la fantascienza.
Se la struttura narrativa delle puntate sfiorava il comico nel modo in cui pareva ripetersi all'infinito, ovvero lui di aperte vedute e scaltro, lei un po' tonta nel perseguire il suo scetticismo sul paranormale dopo aver assistito a fenomeni che avrebbero gelato il sangue ad un seguace del New Age, la filosofia che si celava dietro ogni episodio risultava innovativa e accattivante. L'elemento gotico classico, infatti, e con esso si intenda la tradizione che riguarda spettri, vampiri o lupi mannari, veniva trattato in termini scientifici, non più mistici o allegorici. Il licantropo smetteva di essere un mutaforma infernale per diventare un individuo nato con gravi anomalie genetiche, i vampiri si rivelavano degli psicopatici che, nei secoli, si erano adattati fisicamente alla patologia di cui soffrivano, e così per questa strada.
Una svolta epocale all'interno di un genere che cominciava a farsi ripetitivo, due attori tanto perfetti quanto di modeste pretese artistiche, tali da non oscurare i veri protagonisti, cioè i fenomeni semi-occulti, una strategia per trattare il tema più caro agli americani, quello degli extra-terrestri (sempre utili, in caso scarseggiassero le minacce terrestri), che attingeva ispirazione dalla ormai esasperante tesi complottista anti-governativa. “Loro sanno tutto!” era la frase più in voga all'epoca. Frase veritiera, in effetti, poiché pare impensabile che la politica non abbia avuto un ruolo chiave nel diffondere, tramite televisione, cinema e rete, una sorta di ossessività collettiva, molto funzionale al controllo delle masse. Sempre che anche questa digressione non rientri nella paranoia del grande complotto, e che lo scrivente, nei panni del bue, non stia accusando l'asino di essere un cornuto, posto che possa esistere un pensiero relativo agli intrighi dei palazzi capace di astenersi da manie persecutorie, la grandezza di 'X-Files' fu, soprattutto, al suo crepuscolo. Verso l'inizio del 2000, le puntate cambiarono rotta. Alcune assunsero un tono drammatico, altre derisorio, sarcastico, quasi a dire: “Avete capito che vi stiamo prendendo in giro da dieci anni?” Fu questa brusca inversione di marcia a sancire la genialità di Carter, che proprio nelle fasi conclusive del fenomeno mediatico lasciò il suo testamento spirituale: “Non c'è niente di vero.”
Altro messaggio, altra paranoia. Non se ne esce, è inutile tentare. L'essere umano ha un solo, grande desiderio: non smettere mai di avere paura dell'ignoto. Fate una veloce verifica: cliccate un qualunque argomento di interesse storico o sociale su YouTube e osservate i risultati della ricerca. Questa notte, chi scrive ha scoperto che Giovanna d'Arco non è morta sul rogo e che, anzi, era pure sposata, che Lady Diana è ancora viva (originalità alla riscossa), che l'Antico Testamento parla di alieni, che il Titanic non è mai affondato, che esiste un sistema matematico truffaldino dietro il 'Gratta e Vinci'. Queste le reali testimonianze direttamente dalla pagina del social media.
Disse bene Foster: “Se l'uomo smette di credere in Dio, non diventa scettico in generale, ma comincia a credere in tutto.”

Carlo Baroni