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Macbeth

05/01/2016

Regia: Justin Kurtzel
con Michael Fassbender, Marion Cotillard, Paddy Considine, David Thewlis
Voto: 7

Di ritorno da una battaglia feroce contro i ribelli di Irlanda e Norvegia, gli scozzesi Macbeth, barone di Glamis, e Banquo, sudditi del re Duncan, incontrano tre strane donne, probabili streghe, che preannunciano loro alcuni eventi futuri. Divorato da una sfrenata brama di potere, Macbeth precipita in una spirale di abiezione.
Film dimenticabile, questo “Macbeth” di Kurtzel, che dall’inevitabile confronto con il brillante adattamento diretto da Roman Polanski nel 1971 – a quello sembra volersi avvicinare – esce a testa bassa.
L’atmosfera cupa e allucinata di tale versione cinematografica, che, seppure con qualche ingenuità, traduceva sul grande schermo in maniera assai efficace le pagine della tragedia shakespeariana, qui è un ricordo sbiadito. La potenza visionaria della rilettura di Polanski ben si sposava con la componente soprannaturale che caratterizza il testo del “Macbeth”. Kurtzel invece ha optato per una rivisitazione più scolastica, in cui si è preso libertà che suscitano diversi dubbi.
Ad esempio, l’evento che innesca la catena di delitti che porterà il protagonista alla rovina – egli uccide Duncan per poi salire al trono di Scozia – il regista lo ambienta in un banale accampamento, e non nel castello di Inverness, in cui risiede Macbeth e in cui il re era stato invitato a passare la notte come ospite. Quella dimora, nella tragedia sempre avvolta nelle tenebre, e luogo che diviene una sorta di prigione per il personaggio principale roso dall’ambizione, la vediamo successivamente, ma è un posto privo del fascino suggestivo che caratterizzava l’opera di Polanski. E che dire della scelta di modificare uno dei “colpi di scena”, legato alla foresta di Birnam?
Meritevoli, comunque, Fassbender e la Cotillard, irritanti le sequenze al ralenti, e dignitosa la colonna sonora, che però scimmiotta quella (magnifica e inquietante) composta dalla Third Ear Band per il “Macbeth” del 1971.
Chi ama Shakespeare apprezzerà la presenza maggiore di parti del testo rispetto alla versione di Polanski; che però, e ci ripetiamo, rimane di livello considerevolmente superiore.

Questa modesta recensione vorremmo dedicarla alla memoria di Guido Bulla, docente universitario fuori dal comune, grande conoscitore del Bardo, e autore di una eccellente traduzione (tra le tante altre da lui curate) del “Macbeth” uscita qualche anno fa.

Andrea Salacone