Michael Cimino parla di Visconti

16/05/2008

Ogni cosa nel film, buona o cattiva, è un riflesso di te stesso. Ecco perché ammiro Visconti, che esercitava il controllo totale. Senso, Il Gattopardo, Ludwig colpiscono per la scelta dell’architettura, la perfezione dei costumi, ogni dettaglio. C’è un particolare che mi ha sempre colpito in Ludwig. Visconti ha voluto vestire Romy Schneider come sua madre (e Helmut Berger raccontava che, per farle avere quel vitino da vespa le aveva dato come dieta un biscotto e un bicchiere di vino al giorno) e all’inizio c’è un’immagine in cui sembrano due gemelli identici; erano nel momento della loro massima bellezza e hanno profili quasi identici, vestono lo stesso cappello nero, le sopracciglia sono curate nella stessa forma, è come se si vedesse la stessa persona da due diverse parti del volto tranne per un particolare, sul cappello di lei c’è una spilla con un diamante. Tre ore dopo, quando la vita di Ludwig è devastata, il suo cuore è spezzato e anche il suo fisico, è un uomo solo e cammina verso il lago dove andrà a morire, sta indossando lo stesso cappello e la spilla di diamanti che aveva Romy Schneider all’inizio del film. Ecco, il regista più grande mai esistito si soffermava su questi minimi dettagli e anche se nessuno se ne accorgeva andava bene per lui, aveva espresso quello che voleva. Con quel particolare aveva espresso il legame che Ludwig aveva con Sissy e ogni volta che lo rivedo mi sento commosso, è come un’autobiografia del suo autore.”

Da un’intervista con Michael Cimino raccolta da Gabriella Aguzzi nel luglio 2005.

Gabriella Aguzzi