Angry Birds

19/06/2016

di Clay Kaytis e Fergal Reilly
con:

Che succede quando nell’isola degli Uccelli, armoniosamente abitata da pennuti coloratissimi, arriva un bastimento carico di maiali verdi con le loro sorprendenti tecnologie, smaniosi di fare amicizia con i volatili? Perché Red è sempre così arrabbiato (e rassegnato) con tutti? Dov’è finito il mitico, eroico Grande Aquila? E soprattutto, cosa vogliono in realtà i suini così ‘simpaticamente’ invadenti? Le risposte arriveranno tutte a tempo debito, anche se la Grande Domanda rimane senza risposta: perché diamine questi benedetti (e queruli) uccelli non sanno più volare?

Costruito sulla falsariga di un app ludica di gran successo, Angry Bird, tenta - senza troppo convincere - di oltrepassare i limiti e gli stereotipi delle sue origini, ma non riesce a spingersi al di là della rigidità e degli schematismi narrativi, che ricordano molto la successione dei ‘livelli’ di gioco.
I personaggi rimangono così fini a se stessi, quasi isolati, più avatar che protagonisti, con caratterizzazioni limitate e di spessore minimo, e interagiscono in maniera rigida e frammentaria. Anche le invenzioni grafiche più interessanti (l’archeo-tecno-nave con cui gli infidi maiali sbarcano sull’isola, il villaggio verticale e un po’ traballante dei suini, i fantastici biplani dell’aviazione maialesca) restano fini a se stesse, fan solo parte dello sfondo, originali nella grafica ma non nel loro uso narrativo, senza aggiungere molto al racconto.
La vicenda – impoverita e privata dei suoi personaggi, ridotti a carte da gioco, che agiscono e parlano in funzione delle loro ‘proprietà’ (l’arrabbiato, il frenetico, l’esplosivo) e non hanno sfumature, incertezze, ombreggiature – risulta molto lineare, quasi obbligata: i buoni prosperano, poi arrivano i cattivi, ma l’antieroe inventa una strategia vincente coinvolgendo gli altri uccelli, la rivincita sembra incerta ma poi i buoni trionfano, e l‘ex-emarginato è celebrato e riaccolto dalla comunità.
Più o meno lo stesso plot di film di animazione molto più riusciti, come Bugs Life – Vita da insetto (Pixar-Disney, 1998) o Nightmare before Christmas (scritto da Tim Burton e Michael Mc Dowell, 1993): dove peraltro il primo – con una grafica non più ricca od originale di Angry Birds, ma con la geniale invenzione del gruppo di insetti “giustizieri” della città (in realtà la troupe di un circo fallimentare) - riusciva a creare incantevoli e umanissimi personaggi a tutto tondo, mentre il secondo (oltre a sperimentare un’animazione ed una grafica molto caratterizzate) creava un’atmosfera magica e malinconica (per non parlare di quel gran cattivo del Babau, una spanna sopra il re-maiale di Angry Birds). Qui invece manca tutto, sia i personaggi che l’atmosfera che il ritmo, e sin da subito sappiamo pure come andrà a finire.
Film senza molto humour, appena qualche sprazzo peraltro prevedibile, qualche gag un po’ meno stiracchiata (come il pennuto che si raspa la lingua dopo aver scoperto l’origine del laghetto ai piè della tana di Grande Aquila), in Angry Birds sembra proprio che il gran richiamo creato dal cliccatissimo giochino sugli smartphone di tutti, fornendo lo schema narrativo bell’e pronto, abbia risparmiato agli autori la necessità di tirar fuori delle idee, una sceneggiatura meno compiacente (e pigra). Resta, un po’ stantia, la morale del finale: anche la rabbia serve, se usata nel modo giusto, e non va rimossa ma gestita.
Occasione mancata, ma il business magari funziona.  E comunque non sappiamo ancora perché questi benedetti e buonisti uccelli non sanno volare.
Da evitare

Voto: 6

Davide Benedetto