Black Butterfly

08/07/2017

di Brian Goodman
con: Antonio Banderas, Jonathan Rhys-Meyers, Piper Perabo

Diciamolo subito: il colpo di scena finale lascia delusi più che sbalorditi, ma spiega anche le apparenti incongruenze dei coup de theatre e risovolti precedenti. Perché Black Butterfly (remake  di tale Papillon Noir, film tv misconosciuto interpretato da Eric Cantona) si presenta subito come un buon thriller, senza tante pretese di verosimiglianza ma che intende giocare con lo spettatore sul piano degli intrecci psicologici, delle ambiguità, della suspence in crescendo, dei colpi di coda, dell'atmosfera che diventa gradatamente sempre più da incubo.
Paul – un solido Antonio Banderas – è uno sceneggiatore in crisi. Vive isolato in montagna, dove avrebbe voluto trovare l'ispirazione ma è riuscito solo a far fallire il proprio matrimonio e dedicarsi all'alcol. Dopo una rissa in un bar, decide di dare un passaggio al vagabondo Jack – un ambiguo Jonathan Rhys-Meyer – che  ricambia la gentilezza facendogli piccoli lavoretti in casa e aiutandolo pure a scrivere la sua ultima sceneggiatura, ispirandogli il racconto con ciò che sta succedendo. La presenza del giovanotto diventa però sempre più invadente, addirittura angosciante, mentre alla radio si hanno notizie di alcune donne scomparse. Quando un'agente immobiliare giunge allo chalet gli eventi, finora giocati più su una tensione psicologica e di sospetto che di fatti reali, precipitano...
Ogni parola di più sulla trama rischia di essere disastrosa per l'eventuale spettatore.
Come detto, il film non è molto di più che una diligente messa in scena, ideale per il cinema d'estate o per una serata davanti alla televisione. Il ritmo è buono, il meccanismo del thriller funziona, ma manca il tocco di genio tanto nella sceneggiatura (il massimo che si riesce ad escogitare è il meccanismo del meta-cinema, col soggetto che si sviluppa man mano che Paul ne scrive) che nella regia, che utilizza bene gli spazi, ma si limita ad eseguire il compito piuttsto che cercare di inventare qualcosa di personale. Forse il difetto sta nel manico, cioè l'aver puntato a una storia “crime” piuttosto che farne un “noir”di maggior spessore. Comunque, un'ora e mezza che passa divertendo e un pochino pure spaventando.

Voto: 6,5

Elena Aguzzi