Cinquanta Sfumature di Rosso

13/02/2018

di James Foley
con: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Eric Johnson, Rita Ora, Luke Grimes, Victor Rasuk, Jennifer Ehle, Marcia Gay Harden

Riecco la coppietta sado-maso più famosa del mondo, Anastasja e Christian, a coronare il loro sogno romantico nel matrimonio (cosa volere di più?).
Il terzo capitolo della famosa trilogia delle “sfumature” di E.L. James
si tinge del colore della passione, il rosso, (ma non ci si sposa in bianco?) per completare l’evoluzione di una storia d’amore che ha il mieloso sapore di un’epopea da fotoromanzo.
Ana e Christian, dopo le loro burrascose avventure sentimentali basate prevalentemente su un rapporto di dominazione e sottomissione (lui master, lei slave), ora decidono di stabilizzare la loro unione, di pensare a cose serie. Basta giocare sempre con le manette, le bende, le fruste, un figlio è quello che ci vorrebbe in un rapporto vero!
Christian all’inizio non la prende bene…ma poi….poi “vissero felici e contenti”.
Nel frattempo per movimentare un plot abbastanza statico, incapace di scaldare il pubblico con le ben poche scene erotiche, era necessario aggiungerci una vicenda action-thriller a base di stalking: sin dall’inizio presagiamo un pericolo ai danni di Ana, per il quale deve ricorrere a guardie del corpo. Qualcuno potrebbe minacciarla e farle del male, è Jack Hyde, che medita vendetta per essere stato licenziato da lei.
Nel frattempo anche tra Christian e Ana sorgono scaramucce di gelosia, incrementate dal plausibile clima di tensione per la situazione. E anche il loro vecchio rapporto “trasgressivo” non brilla più come una volta.
L’ happy-end, come detto, è comunque assicurato, con buona delusione di chi si aspettava qualcosa di assolutamente meno prevedibile.
Già all’uscita di Cinquanta sfumature di grigio la comunità BDSM  si scagliò con veemenza contro il progetto e la trasposizione del romanzo, ed anche la critica fece la sua parte in un’operazione di boicottaggio non di poco conto.
C’è da supporre che le ragioni siano da ricercare nel tentativo fallito di sdoganare e normalizzare pratiche erotiche ritenute da sempre trasgressive e perverse dall’opinione pubblica, senza sganciarsi al tempo stesso da stereotipi moralizzanti e perbenisti che riportano tutto alla patalogia, al trauma psicanalitico (Christian si viene a scoprire che sviluppa le sue tendenze sadiche perché è un individuo con problemi affettivi, abbandonato e maltrattato).
Anche in queste “sfumature di rosso” il ricorso al matrimonio, alla maternità, non dice nulla di nuovo. Moralismi a parte, per dirla tutta, non si capisce granché perché questo ultimo film e direi tutta la trilogia nel suo insieme, sia così degna di interesse da parte del pubblico. Le circa 120 milioni le copie vendute dei tre romanzi di E.L.James e gli incassi milionari dei primi due film parlano chiaro.
Se, comunque, subiamo il fascino del sadomasochismo, la narrativa e il cinema internazionale, commerciale e artistico, del passato e del presente, ne hanno sempre dato sfoggio, anche in grande stile; la scrittrice E.L.James  e lo sceneggiatore Niall Leonard penso che negli anni Dieci del Duemila abbiano scoperto solo l’acqua calda.
Lasciando da parte gli intenti realizzatori degli autori, se vogliamo concentrarci soltanto sugli aspetti formali, anche in questo caso in Cinquanta sfumature di rosso siamo di fronte a bellurie patinate, al trionfo retorico dell’immaginario cinematografico statunitense (gli inseguimenti da road-movie, il boss che medita vendetta, il marito figo e miliardario con l’elicottero, in sapor di “principe azzurro”).
Quasi imbarazzanti le ben poche scene erotiche, fredde e meccaniche, ridicoli inserti forzati (valga per tutte la scena del gelato, un pasticcio che tenta goffamente di riprendere l’eros alimentare di Nove settimane e mezzo, per ricordarci oggi, a più di trent’anni, che la classe e la sensualità dello stile di Adrian Lyne non erano acqua!) 
Le figure di contorno appena abbozzate, dialoghi di sconcertante banalità, film anche piuttosto frettoloso e irrisolto al servizio di un’estetica pop televisiva.
Qui c’è da rimpiangere, insomma,  il melodramma tragico e la marchiatura a Corinne Cléry in Histoire d’O.

Voto: 4

Carlo Lock