Don't Worry

28/08/2018

di Gus Van Sant
con: Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Beth Ditto, Olivia Hamilton

C’è una vignetta di John Callahan che mostra una sedia a rotelle vuota nel deserto e due tipi che commentano “Don’t worry, he won’t get that far on foot”. Riassume tutto l’umorismo caustico e irriverente di Callahan che, costretto dall’età di vent’anni su una sedia a rotelle da un incidente d’auto, fece dell’ironia la propria arma e si trasformò in vignettista di successo, fieramente politically uncorrect, scherzando anche sulla sua situazione di paraplegico. E “Don’t Worry, He Won’t Get That Far On Foot” è anche l’azzeccatissimo titolo originale del film di Van Sant, più banalmente riassunto nella versione italiana Don’t Worry.
Gus Van Sant sceglie di raccontarne la storia non attraverso la via del biopic tradizionale (e da lui mai ci si aspetterebbe una narrazione tradizionale), ma concentrandosi sulla redenzione dall’alcolismo e attraverso flash back, rabbia, sconforto, voglia di combattere fa emergere la multiforme figura di un paralitico con l’energia di correre. Tuttavia la carica graffiante di Callahan emerge solo a tratti e al film manca quella dose in più di ironia cattiva e anticonformista che era proprio il suo contrassegno. Il regista, che da sempre ha avuto a cuore la situazione di diverso e di diversi ha costellato la sua filmografia, non riesce sempre a sfuggire alla trappola della predica e del pietismo che il suo protagonista tanto odiava. Se è pur vero che ci consegna un ritratto in tutti i suoi aspetti, il melodramma resta in agguato, come in alcuni film precedenti quando la tematica più lo accalora (e qui occhieggia durante alcune sedute del gruppo di recupero per alcolisti e nelle lezioni della sua figura guida, morto per Aids) e, a tratti, stona. Gus Van Sant ha infatti alternato film di grande potenza innovatrice (Belli e Dannati, Elephant, Last Days, Paranoid Park), ad altri che non riuscivano ad essere del tutto alieni dalla retorica (Will Hunting, Milk, La Foresta dei Sogni) e Don’t Worry si colloca nel mezzo, scivolando più nella seconda categoria.
Resta dunque, quale elemento più degno di nota, la superba interpretazione di Joaquin Phoenix, che con una sensibilità che trapassa lo schermo attraversa tutte le emozioni del protagonista e sotto la direzione di Van Sant offre il suo meglio, come già aveva fatto anni fa il fratello River, fragile e indimenticato protagonista di Belli e Dannati. Indirettamente il film resta anche un omaggio a Robin Williams, che voleva portare sullo schermo l’autobiografia di Callahan. 

Voto: 7

Gabriella Aguzzi