Dottor Strange

28/10/2016

di Scott Derrickson
con: Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofo, Rachel McAdams, Tilda Swinton

La vita e l’opera di Steven Strange, brillante e arrogante neurochirurgo, sicuro di se fin’oltre l’egocentrismo, viene stravolta da uno spettacolare e drammatico incidente d’auto, che lo lascerà privo del suo dono e delle sue ambizioni. Sarà l’incontro sorprendente con il mondo misterioso della magia tibetana, a restituire un senso alla sua vita spezzata, completando un capovolgimento di orizzonti che lo porterà a lottare (e vincere) con nemici imprevedibili e spietati.


Dottor Strange prima di essere un film (questo film, ci sono stati altri precedenti) è stato un fumetto della Marvel (ripubblicata in Italia dalla Editrice Corno), sceneggiato e disegnato a metà Anni Sessante da Steve Ditko per la rivista Strange Tales.
Il personaggio del comics è però significativamente atipico rispetto alla razionale, efficiente e ben nota scuderia di super eroi Marvel (Spiderman, X-men, Fantastic Four etc.); lo stile è misticheggiante, l’ambito dello scontro tra bene e male è quello delle arti magiche, con un corredo di gadget e paraphernalia pronto uso, e con una galleria di nemici uno più nebuloso dell’altro. Riflettendo le correnti misticheggianti e psichedeliche dell’epoca, Dottor Strange è l’eroe tutto d’un pezzo e senza ironia che combatte il Male, quello con la M maiuscola, così malvagio da risultare astratto, salvo personificarsi nei suoi emissari umani e umanoidi.

Il film Dottor Strange è invece ambientato ai giorni nostri, nel pieno (cosiddetto) trionfo di razionalità e materialismo. Per noi la magia ha ceduto alla tecnologia, e non ne abbiamo molta nostalgia: miracoli e realtà virtuale sono (quasi) a portata di tutti, basta una carta di credito ben fornita, ci servono e ci bastano per dimenticare le tragedie che abbiamo accanto, non abbiamo più bisogno di trascendenza e misticismo, troppo imprecise e vaghe, e soprattutto troppo ‘analogiche’ e troppo poco digitali.
Il film quindi si adegua: la trama si semplifica (abbandonando le sfumature mistiche), la caratterizzazione dei personaggi si  modernizza (meno buoni e cattivi tutti d’un pezzo, più humour), il ritmo è incalzante (anziché ipnotico), gli scontri e le strategie sono più evidenti e prevedibili (il fumetto era molto astratto, quasi simbolico, da risultare didascalico), gli “attrezzi di scena” del mago (la Cappa della Levitazione e l’Occhio di Agamotto) sono simpatici ed utili gadget per nulla misteriosi, ma funzionali (alla vicenda, alla vittoria).

Con un meccanismo narrativo ammiccante (succedono sempre le cose giuste al momento giusto), il plot risulta comunque movimentato – anche se povero di vere sorprese - ed una recitazione puntuale e rispettosa (anche se Cumberbatch a volte è un po’ ingombrante…), Dottor Strange, nonostante investa davvero molto in effetti speciali iperrealistici, offre poco più di una dignitosa trasposizione cinematografica, adattata al gusto dei più, di un fumetto che a suo tempo era, se non esoterico, innovativo, espressione di una sensibilità che oggi non c’è più.
Incuriosirà forse gli ignari millenials, che peraltro hanno a menù numerosi affini cui paragonarlo e deluderà  probabilmente, più che blandirli, nostalgici e baby boomers, ai tempi voraci o pigri lettori del fumetto.

Non indispensabile, se ne sconsiglia la visione ai nostalgici veri

Voto: 6,5

Davide Benedetto