Escape Room

13/03/2019

di Adam Robitel
con: Taylor Russell, Logan Miller, Deborah Ann Woll, Jay Ellis, Tayler Labine, Nik Dodani, Yorick van Wageningen

Escape room è un thriller/horror la cui insipienza non trovava paragoni da un pezzo; a cominciare dal titolo, che è identico al gioco interattivo di cui estremizza le conseguenze. Gli attori sono pressoché sconosciuti e verrebbe da dire non immeritatamente viste le mediocri interpretazioni prestate, come d’altronde il regista Adam Robitel, da poco - e per poco ancora, si spera - impegnato nello sfornare film dell’orrore (di serie B).
Per chi non sapesse cosa sia una escape room è presto detto: si tratta di un’esperienza ludica solitamente di gruppo e dal vivo (come quella, ben poco ludica, che affrontano per il premio finale in denaro i sei concorrenti nella pellicola), essa consiste nel risolvere enigmi complessi al fine di uscire dagli ambienti chiusi in cui ci si trova intrappolati.
Escape room basa tutta la sua presa e suspance (?) sulla traslazione del gioco dai giocatori ai ricchi voyeur che si nascondono dietro numerose telecamere di sorveglianza trasformando i giocanti in giocati. Le stanze letali si susseguono minacciose, ma i personaggi sono macchiette, gli enigmi puerili e gli oggetti nascosti ridicolmente facili da scovare.
Il tutto scimmiotta film ben più intensi dedicati alla terribile realtà degli snuff movies, horror del calibro di My little eye, 8 mm e gli Hostel; pure una trilogia di fuga storica come Cube è decisamente superiore, rendendo l’oggetto di questa recensione un filmetto che sa di già visto e che ispira sbadigli più che tremarella.
Nessuna metafora, nessun significato profondo, nessuna novità: nessun successo: nessun sequel (se la fortuna ci assiste).
La parte più degna di nota è la prima canzone dei titoli di coda, il che è tutto dire.
Non basta: la distribuzione, oltre ad aver cambiato il luogo della proiezione qualche decina d’ore prima della proiezione e aver chiesto un breve parere da dare su un pezzetto di carta (evidentemente poco convinta della pellicola che sta spacciando sul mercato), ha fornito il materiale stampa su internet solo in inglese.
Auguro a questo spreco di tempo di occupare meno sale italiane possibili per il periodo più breve che la mancanza di spettatori paganti determini.

Voto: 3,5

Fabio Giagnoni