Florence

18/12/2016

di Stephen Frears
con: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg

Proveniente da una famiglia facoltosa che da giovanissima le ha impedito di mettere a frutto e sviluppare le sue sorprendenti doti di pianista, la ricca Florence Foster Jenkins, figura di spicco della New York bene dei primi decenni del Novecento, decide di dedicarsi alla lirica come cantante, nonostante i limiti impietosamente evidenti delle sue performance vocali. Può contare sul sostegno incondizionato dell’affezionato marito.   
Ci volevano il garbo delicato e l’eleganza di Stephen Frears, un’attrice brillante e versatile come Meryl Streep e Hugh Grant, bravissimo comprimario, per mettere in scena questa storia piena di brio e allo stesso tempo attraversata da una sottile malinconia che alla fine prende quasi il sopravvento.
Un inno alle aspirazioni, alle passioni, ai desideri che alimentano la nostra vita, e che vanno coltivati e assecondati a prescindere dai risultati concreti che si potranno conseguire.
Una Ed Wood della lirica, la Jenkins, ritratta con tutto il proprio incontenibile entusiasmo che la rende inconsapevole degli esiti disastrosi ottenuti nel canto. Fenomeno che, nel campo della musica (stavolta “pop”), si ripeterà alcuni decenni più tardi con le adorabili quanto inascoltabili Shaggs, il cui esordio, l’amatoriale “Philosophy of the World” (1969), monumento alla “goffaggine strumentale” divenuto disco di culto, è stato da poco ristampato dall’etichetta Light in the Attic.
Degna di nota anche la progressione dall’atmosfera spensierata e un po’ stralunata della prima parte del film ai toni più malinconici di quella finale, anche grazie all’efficace interpretazione di Hugh Grant. Una scelta che ci ha ricordato il bellissimo “St. Vincent”.

Voto: 8

Andrea Salacone

Due finzioni in un solo corpo cinematografico. La grande messa in scena dell’attore St. Claire Bayfield convive infatti con Florence, ultimo film di Stephen Fears. Florence Foster Jenkins, una benestante aristocratica di New York, crede di essere un usignolo della lirica. E’ stonata, ma con i soldi del marito può comprarsi critici, pubblico e l’obbedienza del pianista Cosmé McMoon. Il desiderio della donna è esibirsi alla Carnegie Hall, maestosa sala per concerti. Ci riuscirà?

Il filo conduttore di questa commedia canora, tratta da “una storia vera”, è la dedizione di un uomo verso una donna. Anche se, durante la notte, va a rilassarsi fra le lenzuola della più giovane amante. E’ il trionfo dell’ipocrisia aristocratica e dell’anti-meritocrazia, se si vuole dare una lettura ideologica al film. A parte questo, Florence sa essere un’opera divertente. Un’alternanza melodica di gag, risate trattenute per accontentare la signora Jenkins e occhi lucidi, non appena la comicità lascia il posto alla riflessione. Perché Hugh Grant, interprete coriaceo di Claire Bayfield, continua a fingere di avere fra le mani un talento e si fa deridere? E Florence, capirà prima o poi di non saper cantare?

La più grande certezza nel lavoro di Frears, regista di buone intenzioni, è la protagonista. Meryl Streep, pluridecorata attrice del cinema moderno, rende delizioso un personaggio avaro di talento. Un accordo discordante di ruoli molto più musicale degli acuti florenciani. E poi Simon Alberg, maestro con il timore della figuraccia, recita con la tenerezza degna dello spirito natalizio. La Lucky Red ha difatti distribuito il film in Italia dal 22 dicembre.

Fra la verità dei fatti, l’imbroglio e una vita al riparo da una guerra che solo in parte tocca la trama, Florence ha il suo momento più intenso con la lettura di una recensione fuori dal controllo familiare. Il regista però, non ha più bisogno di altri giudizi. Il suo cinema può soprattutto alimentare sogni.

Voto: 7,5

Francesco Cerminara