Genius

10/11/2016

di Michael Grandage
con: Colin Firth, Jude Law, Nicole Kidman, Laura Linney, Guy Pierce, Dominic West

L’esuberante, estroso, irrefrenabile, passionale Thomas Wolfe incontra il pacato, misurato, attento editor Mark Perkins, già curatore di scrittori come Hemingway e scopritore di Fitzgerald,  affascinato dalla prosa irruente di questo giovane autore rifiutato da innumerevoli case editrici. Dall’incontro tra i due nascono lavori come “Angelo, guarda il passato” e “Il fiume e il tempo”, perché Perkins contiene la diluviante scrittura di Wolfe, inducendolo a limare e contenere il suo torrenziale entusiasmo per produrre libri destinati al successo. Chi sia il genio tra i due sembra essere il quesito del film, il fantasioso Thomas Wolfe con la sua prosa musicale e fuori da ogni schema, inquieto e assetato di vita, o il suo oscuro angelo custode senza il quale l’artista non sarebbe esistito?
Che il film, tratto dalla biografia di Scott Berg, voglia rendere omaggio a quella figura nell’ombra dietro lo scrittore (omaggio che gli fu reso dallo stesso Thomas Wolfe che volle dedicargli Il fiume e il tempo) è palese, ma è il punto di partenza, perché Genius va oltre, con una particolare grazia, sottolineando i passaggi più intimi con la dolcezza della musica e il fruscio della pioggia, nel grigioscuro di una New York al finire degli Anni Venti. Il contrasto tra due personalità così diverse eppure così complementari è dato dall’interpretazione opposta dei due magnifici protagonisti: là dove Jude Law è incontenibile, con la furia entusiasta del suo personaggio, Colin Firth è tutto mezzi toni e signorile compostezza (un consiglio, anzi una preghiera: vedetelo assolutamente in lingua originale!).
Genius è, soprattutto, la storia di un’amicizia, con tutta la malinconia delle cose che mutano e si perdono, e non sanno più ritrovare il primo entusiasmo. E’ quanto predice Aline Bernstein, l’amante di Wolfe che con lui trascinò una lunga e tempestosa relazione (Nicole Kidman): gelosa della loro amicizia e messa da parte, avverte Perkins del vuoto che Wolfe gli avrebbe lasciato, quando si sarebbe stancato anche di lui per correre incessantemente dietro nuovi sogni. Avevano bisogno l’uno dell’altro e quando il bisogno si esaurisce e Wolfe parte portandosi via tutta la sua luminosità, Perkins, l’uomo invisibile che in punta di piedi lavorava per dare brillanti libri ai suoi lettori, resta col dubbio “Li ho resi migliori o li ho soltanto resi diversi?”.

Voto: 7,5

Gabriella Aguzzi