Ibrahimovic - Diventare Leggenda

11/12/2016

di Fredrik Gertten, Magnus Gertten
con: Zlatan Ibrahimovic, Hasse Borg, Priscilla Janssen, Leo Beenhakker, Marco Van Basten, Mido, Luciano Moggi, Mino Raiola, Fabio Capello

I dolori del giovane Zlatan, la superstar del calcio mondiale, attualmente attaccante del Manchester United, a cui viene tolta la maschera da duro imbattibile e viene presentato nei suoi primi anni di attività quando non era ancora il fenomeno da tutti conosciuto. Una raccolta di immagini inedite dei suoi anni col Malmo la squadra del suo paese, dove veniva criticato dai compagni perché “troppo innamorato del pallone” e poco propenso al gioco di squadra, l’approdo nell’Ajax e il primo duro confronto con un grande club e un pubblico, quello olandese, molto esigente e critico nei suoi confronti fino all’approdo in Italia nella Juventus e l’inizio della consacrazione nei grandi palcoscenici europei. Le preziose riprese che mostrano un giovanissimo Ibrahimovic, che mostra il suo imperdibile aspetto da arrogante sicuro di sé, ma anche le paure e il desiderio di essere apprezzati da un padre esigente, tipiche di un ragazzo che a soli 18 anni era già un fenomeno mediatico. La regia è di Fredrik Gertten, regista e giornalista svedese vincitore di premi internazionali per film come “Bike vs cars” (2015) e  “Bananas” (2012) che hanno avuto successo in oltre 80 nazioni e partecipato a importanti festival come Sundance, Berlinale e Toronto, e Magnus Gertten regista e produttore, che ha diretto diversi documentari come “Rolling like a stone”, “A thousand pieces” e il fim “True Blue”. Un documentario senza alcuna ricerca di estetica, un montaggio di immagini dei primi anni 2000 che seguono la carriera del calciatore, intervallate dalle interviste di alcuni storici compagni di squadra come l’ex attaccante dell’Ajax Mido, suo grande amico, i vari allenatori come Co Adriaanse e Koeman e il suo procuratore Mino Raiola. Non c’è alcuna cura o ricercatezza delle immagini, ma una struttura lineare che non ci regala panoramiche interessanti o dettagli fotografici degni di nota. L’intento di questo documentario sembra essere quello di mostrare al mondo un altro lato del calciatore ma sinceramente non ci riesce. Il materiale non è per nulla interessante, mostra la vita quotidiana e abbastanza noiosa del giovane Ibrah, e sinceramente non si capisce perché omettere gran parte dei gesti tecnici e i bellissimi gol che ha realizzato in quegli anni. Il voler rimarcare la sua fama da bad boy, e i suoi problemi da sbruffone sul campo è noioso e soprattutto già conosciuto. Poco tempo fa è stato pubblicato una biografia su Zlatan Ibrahimovic e raccontava le stesse cose, anzi probabilmente aveva più episodi simpatici e interessanti da raccontare. Gli unici momenti in cui si prova a mostrare qualcosa di inedito sulla storia del calciatore è quando dalle sue interviste trapela l’eccesiva pressione e il desiderio di rendere orgoglioso il padre severo, ma tutto questo rimanda ancora una volta a una storia già sentita e trattata in maniera molto più interessante in quel caso letterario che fu “Open” l’autobiografia di Andre Agassi.
Probabilmente è lo stesso protagonista del documentario a non voler dare ulteriori spunti, si vede che sin da bambino aveva deciso di interpretare il suo personaggio ma se non c’è molto da dire perché fare un documentario? Forse perché Ibrahimovic in Svezia è giustamente un dio sceso in terra e come tale va sempre celebrato, ma il resto del pubblico europeo sentirà di aver perso novanta minuti della sua vita al termine della visione di questa noiosa produzione

Voto: 5,5

Vincenzo Trapanese