Il Filo Nascosto

27/02/2018

di Paul Thomas Anderson
con: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville

Reynolds Woodcokc e sua sorella Cyril sono i titolari di una maison di moda londinese negli anni '50.
A lui spetta la parte creativa mentre lei si occupa con pugno di ferro in guanto di velluto della gestione commerciale e dei rapporti con il mondo. Reynolds infatti è del tutto refrattario a coltivare la clientela che si aspetta di veder arrivare nel suo atelier grazie alla forza del suo nome e della sua fama. Egli è d'altronde un artista e per creare ha bisogno di focalizzare tutte le sue energie e la sua attenzione sull'atto creativo stesso. A lui Cyril risparmia ogni incombenza pratica, persino quella di liquidare le amanti di cui si è stancato.
Un giorno però, mentre Reynolds fa ritorno alla vecchia casa di famiglia in campagna, fermandosi in un pub viene incuriosito dalla figura di una cameriera, giovane ma non particolarmente bella per i canoni dell'epoca. Alma è alta, spalle larghe, collo sottile e poco seno, carnagione diafana, capelli rossi e soprattutto per niente in soggezione di fronte al maturo gentiluomo che le chiede di uscire con lui.
A questo punto confesso di aver pensato a “Qualcosa è cambiato” in cui Jack Nicholson, brillante scrittore affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, incontra la cameriera interpretata da Helen Hunt e la sua vita cambia.
L'idea sembra la stessa eppure in Reynolds non c'è nulla di comico, le sue manie non sfociano in divertenti siparietti e il rapporto con Alma prende subito la piega Pygmalion/Eliza Doolittle ma solo per poco poiché lo stilista devoto all'idea di perfezione non vuole redimere la cameriera e nemmeno insegnarle le buone maniere ma vuole vestirla. Alma accetta la sfida e va con lui a Londra dove inizierà la sua vita da musa ispiratrice in un contesto claustrofobico e diventando il terzo lato di un triangolo di forze costituito da Reynolds-Cyril-Alma.
Ora siamo all'evocazione di atmosfere alla Hitchcock, quasi vicini a “Io ti salverò” ma gli eventi prendono ancora una volta una piega inaspettata soprattutto con la svolta fornita dalla nascita di un amore vero per quanto tormentato.
Il tormento dei due amanti è la vera chiave, un tormento che viene loro inflitto non dal mondo ma da loro stessi in un continuo bilanciarsi di tensioni e prove di forza fino a una soluzione spiazzante.
Di sicuro questo non è un film sul mondo della moda, bensì una riflessione sulle necessità dell'artista e sulla gabbia che questi è costretto a crearsi intorno affinché il suo primo e unico amore resti sempre e solo l'arte. C'è spazio per l'amore terreno in una simile condizione? Forse è proprio a questa domanda che si vuole tentare di rispondere.
In una lunga intervista a Vanity fair di qualche settimana fa Daniel Day-Lewis raccontava di essersi speso molto per questo ruolo che lo aveva lasciato spossato e pieno di tristezza tanto da fargli dichiarare di voler cambiare vita, persino mestiere.
Per acquisire la gestualità del sarto racconta di aver voluto realizzare da solo e da zero un modello di Balenciaga di quegli anni. Rimasto ammaliato dalla potenza di un semplice filo infilato in un ago pare stia pensando davvero di dedicarsi alla moda.
Se Lewis cambierà mestiere sarà il tempo a svelarlo, di sicuro ci troviamo di fronte a l'ennesima sua prova magistrale come attore.
Per quanto riguarda le ambientazioni e la tavolozza cromatica del film siamo immersi in un gusto pienamente British, per il film è stata creata un'intera collezione di abiti d'epoca in cui la nuance “mauve” tanto amata dalle signore inglesi la fa da padrone e si sposa benissimo con la carnagione di Alma/ Vicky Krieps. 
Come al solito la traduzione dei titoli originali in italiano è una forma di “Lost in translation”: “Phantom Thread” non è un caso, un fantasma aleggia nella storia e non è solo quello della madre adorata di Reynolds ma forse sono tutti gli spiriti che danno vita a ogni singolo abito.

Voto: 8

Katia Ceccarelli