Il Primo Re

07/02/2019

di Matteo Rovere
con: Alessandro Borghi, Alessio Lapice

Romolo è pacifico e devoto alla divinità. Remo più che il gemello forte sembra un fratello maggiore, preso dalla responsabilità di proteggerlo. Quando vengono fatti prigionieri dagli Albesi, la loro forza, la loro fede e il loro amore fa sì che si salvino dalla morte e riescano a fuggire con un manipolo di altri schiavi e una vestale. Per giungere a un punto in cui il Tevere può essere guadato, devono però attraversare una foresta ricca di insidie, anche se il pericolo più grande che devono affrontare è quello della superstizione: Romolo ha toccato la vestale, e qualcuno dei seguaci è convinto che porti la maledizione su di loro. Remo riesce a difenderlo, a sfamare gli uomini, a sconfiggere i nemici e si autoproclama Re. Tutto andrebbe per il meglio se non giungessero presagi funesti: un grande regno nascerà, ma solo da un fratello, che ucciderà l’altro. Remo si ribella al destino, e si proclama anche Dio. Ma questa sfida….
Per quanto sembri stupido non “spoilerare” il finale di una leggenda fondatrice della nostra storia, come il regista interpreta l’avveramento della profezia è tutto da scoprire. E da apprezzare. Reduce dall’aver raccontato, nell’insolito e bellissimo “Veloce come il vento”, un altro rapporto di amore-odio tra fratelli, Matteo Rovere affronta la mitologia trasformandola in un’epica tragedia di stile greco, o shakespeariano. Lo fa con una sceneggiatura potente che utilizza dialoghi in protolatino di assoluta efficacia; un’ ambientazione dura, primitiva, immersa in un clima freddo, piovoso, ostile, dove i corpi si confondono nel fango; una splendida fotografia che scava nel buio e si illumina col fuoco; una regia che richiama tutta la poesia e la ferocia del rapporto tra i personaggi: impossibile non pensare al cinema di Mel Gibson o Iñarritu (Borghi addirittura assomiglia al Di Caprio di Revenant).
In mezzo a un cinema italiano anemico, ripetitivo nei toni e nelle trame, incapace di aspirare a qualcosa “oltre”, Il primo Re spicca per la sua bellezza, la sua ricchezza produttiva, il suo coraggio. Raccontare di uomini e Dei, farlo parlando una lingua morta nemmeno più valorizzata dalla scuola, mostrare la violenza in modo così esplicito e così poco compiaciuto, e riuscire ad ottenere successo al botteghino sembrava una sfida impossibile. Invece dà nuova linfa non solo al nostro cinema, ma alla cinematografia europea tutta. Complimenti.

Voto: 8

Elena Aguzzi