Il sacrificio del cervo sacro

27/06/2018

di Yorgos Lanthimos
con: Colin Farrell, Nicole Kidman, Barry Keoghan, Raffey Cassidy, Sunny Suljic, Alicia Silverstone, Bill Camp

Nell’ultima fatica del regista e sceneggiatore greco Yorgos Lanthimos ritroviamo la coppia composta dall’attore irlandese Colin Farrell e dal premio Oscar 2003 per The hours Nicole Kidman, già uno a fianco dell’altra ne L’inganno di Sofia Coppola. Recitano il ruolo di coniugi medici, genitori apparentemente felici e fin troppo misurati di due ragazzini viziati. Tutti i componenti della famiglia vivono una vita patinata in mezzo agli agi che nel profondo trasuda noia. A causa del combinato disposto di quest’anestesia generale (“Noi tutti abbiamo bei capelli”) e di un malriposto senso di colpa, il cardiochirurgo concede al figlio di un paziente morto sotto i suoi ferri una confidenza quasi paterna che questo coetaneo di sua figlia sfrutta per insinuarsi nel suo focolare domestico e disarticolarne la serenità.
Come nelle sue opere precedenti più significative, la cifra stilistica di Lanthimos consiste nell’inserire un elemento estraneo d’inquietudine violenta quasi inverosimile in una situazione apparentemente quotidiana, banale e mostrarci senza infiorettamenti, ma con un rigore che gli va riconosciuto, quali siano le amare conseguenze di questo sconvolgimento: come le piccole regole delle sovrastrutture sociali risultino estremamente labili ed evanescenti sotto l’esercizio di una pressione sufficientemente forte a farle saltare. Dietro la facciata rose e fiori non c’è amore, amicizia o lealtà che tengano, solo l’amore dei figli, piccoli umani non ancora maturi, è assoluto. L’oftalmologa ritiene di poter rimpiazzare le sue creature attraverso successive gravidanze, mentre il cardiochirurgo si affida al parere di un docente per giudicare quale dei due figli sia più degno.
Squadra che vince non si cambia, per cui l’autore chiama al suo fianco nella scrittura de Il sacrificio del cervo sacro (premio per la migliore sceneggiatura a Cannes), uscito in realtà già l’altr’anno nel resto del mondo, Efthimis Filippou, co-sceneggiatore anche dei precedenti Kynodontas, Alps e The lobster. Mentre a produrre il film insieme a Lanthimos appare di nuovo la Element Pictures di Ed Guiney, già suo collaboratore per The favourite e The lobster. Anche il direttore della fotografia Thimios Bakatakis e il montatore Yorgos Mavropsaridis provengono da esperienze comuni, avendo già lavorato in Kynodontas e The lobster.
I lungometraggi del regista ellenico si contano sulle dita di una mano, ma stanno già incidendo un solco nella storia del cinema contemporaneo, in molti titoli ricorre il riferimento ad animali (cane, aragosta, cervo), ritengo sia una metafora della condizione degradante in cui riduce i protagonisti delle sue pellicole, costretti a scontrarsi con una dura realtà inaspettata e a diventare bestie per riuscire a districarsene.
La potente scena iniziale di The killing of a sacred deer riassume il film in toto: un cuore umano pulsante attorno a cui operano medici, il ritmo celere è scandito da un inno sacro. Gli effetti sonori che si succedono senza soluzione di continuità fino ai titoli di coda sono assolutamente azzeccati, molto più di qualsiasi colonna sonora: suoni stranianti che veicolano tutta l’inquietudine, la preoccupazione e l’angoscia che il genio di Lanthimos ci trasmette.

Voto: 7,5

Fabio Giagnoni