Il Viaggio

13/06/2018

di Alfredo Arciero
con: Maurizio Santilli, Gaetano Amato, Marco Caldoro, Fabio Ferrari, Angelo Orlando, Danila Stalteri, Sergio Sivori, Daniela Terreri

“Quando ci riconosciamo in una connessione e la troviamo necessaria riscopriamo la nostra dignità.”

Il viaggio è un piacevole affresco promotore di una regione, il Molise, che afferma con decisione la propria voglia di dire la sua. Di esistere nonostante la soppressione della tratta ferroviaria Carpinone-Sulmona, la quale prima d’essere dismessa si sublima così in un’opera della settima arte.
Abbiamo a che fare con una piccola produzione, proporzionata alle dimensioni della regione dove il lungometraggio è stato interamente girato in un solo mese di riprese. L’idea iniziale era ancora più minuta: un corto che ebbe circolazione limitata tre anni fa, tratto dal soggetto di uno degli attori, Maurizio Santilli, poi ampliato in collaborazione col regista e sceneggiatore casertano Alfredo Arciero, già assistente di Ettore Scola.
Un gruppo di perfetti sconosciuti, ognuno afflitto dai suoi demoni personali, si ritrova nello stesso vagone, il viaggio si trasforma così da mero e asettico spostamento fisico a momento di congiunzione fra storie diverse, distanti, per certi versi opposte e concorrenti, ma tutte segnate da un travaglio interiore che mette a nudo la difficoltà di prendere decisioni rischiose, ma da perseguire assolutamente in nome di un senso di giustizia che la voce narrante (citata in apertura) assicura essere insito in ognuno di noi.
La ferrovia si dipana in un territorio vergine, di antiche tradizioni enogastronomiche, mostrate sapientemente alle papille gustative degli occhi affamati del pubblico, fra ottimo vino, la cui qualità “o è straordinaria o niente”, e caciocavallo saporito, quasi uno dei personaggi, del quale viene svelata la filatura. Ma forse la parte più appetitosa la fa la cultura (“con la C maiuscola”), i nostri s’imbattono infatti nelle rovine della cittadina romana Altilia e infine approderanno all'eremo di Sant'Onofrio al Morrone, un edificio religioso risalente al XIII secolo posto sulle pendici dell'omonimo monte, che custodisce la memoria di Pietro Angelerio (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e divenne papa nel 1294 con il nome di Celestino V, poi santificato. Egli appare nella pellicola inizialmente sotto il voto del silenzio, ma poi sarà quasi costretto a consigliare una giovane e scombinata coppia di lesbiche sul modo migliore di crescere il loro figlioletto: “L’unica famiglia giusta è quella felice”.
Produttore, regista e buona parte del cast hanno fatto da cornice alla proiezione del 12 giugno coordinata dalla dottoressa D’Ambrosio al cinema Farnese di Roma. In particolare Arciero sottolinea come il lavoro di distribuzione sia decisamente artigianale con tanto di “pizza sotto il braccio” proposta “porta a porta”, ciononostante fa ben sperare il pienone registrato in occasione della prima capitolina e già si vocifera di un rilancio al Maestoso, altro cinema romano, e di un tour italiano con prossima tappa a Firenze. Sala gremita che d’altronde emoziona chi il film l’ha confezionato, esponendolo al peccato veniale di dirigere la propria ansia verso domande un po’ troppo pressanti al pubblico in sala: “A chi non è piaciuto il film? Alzate la mano!” E qui arriviamo alle note dolenti, purtroppo ce ne sono quasi in ogni film, che pure non inficiano la tenuta generale della pellicola: la storiella fra la “controllorona” e il “portoghese arabo” è troppo vagheggiata, fino a diventare surreale nella scena del ballo sul treno; alcuni loghi di sponsor del film sono esposti senza riportare particolare menzione della pubblicità occulta nei titoli di coda; infine la sceneggiatura non è curatissima, molti dialoghi risultano quindi stucchevoli con punte eccessivamente elevate di sarcasmo e alcune battute veramente troppo terra-terra (come la domanda retorica e qualunquista del bifolco: “Tu sei pulito, che cazzo c’entri colla politica?”).
Del resto “o è straordinario o niente”, l’avete detto voi!

Voto: 5,5

Fabio Giagnoni