Io, Daniel Blake

11/11/2016

di Ken Loach
con: Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Kate Runner

Il grande dono di Ken Loach è quello di saper commuovere con piccole storie d’umanità apparentemente semplici. Loach ci offre degli spaccati di vita quotidiana, spesso difficile e amara, con la sola realtà dei dettagli e più essi sono veri e scarni nella loro messa in scena, più il risultato è emozionante, perché il regista costringe ad affacciarsi su uno scenario di sommessa desolazione, grigio come quelle periferie inglesi che sono protagoniste delle sue storie.
Socialmente impegnato da sempre, Ken Loach non fa retorica alcuna, né si alza a predicare. Semplicemente lascia voce a quei nuovi, sempre più numerosi, diseredati che si affannano a combattere con le fatiche di ogni giorno e i grandi nemici della disoccupazione e della burocrazia.
E’ il caso di Daniel Blake, onesto lavoratore per tutta una vita, che dopo un attacco di cuore si ritrova impossibilitato a riprendere il lavoro e costretto a richiedere l’invalidità. Invalidità che gli viene negata e per inoltrare ricorso l’uomo fa il suo ingresso senza ritorno nel “castello kafkiano” di scrivanie, sportelli e uffici che sanno solo elargire contradditorie risposte. Un percorso che per Daniel Blake si rivelerà un calvario, un labirinto di porte chiuse che lo rimandano costantemente al punto di partenza. Nell’interminabile e sterile attesa incontra una donna che un’altrettanto difficile situazione gli renderà amica, ma la cui lotta impossibile amareggia ancor più.
Un piccolo grande film che procura una stretta al cuore per la verità che racconta, più violenta perché sommessa e non urlata, dove anzi è represso ogni tentativo di urlo.
Loach dipinge una situazione talmente assurda da velarsi a tratti di ironia, come solo gli artisti inglesi sanno dire. Una storia tanto più tragica perché può accadere a chiunque e che racconta come si possa uccidere senza il bisogno di impugnare armi.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi