L'Insulto

04/12/2017

di Ziad Doueiri
con: Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Diamand Bou Abboud, Rita Hayek

Yasser vs Tony, libanesi vs palestinesi: e poi scontri in piazza, e proteste e duelli verbali, e propaganda facinorosa, mentre dentro l’aula del tribunale si rovista nella storia recente (e drammatica) di quel calderone ingestibile che è ancora oggi il Medio Oriente.
Tutto comincia con un litigio di cantiere: il deputato filo-palestinese sponsorizza il risanamento del quartiere in cui abita il giovane Tony (Adel Karam) con la moglie (Rita Hayek), ma il capomastro incaricato è un profugo palestinese di mezz’età (Kamel El Basha), malvisto dal giovane. Il litigio con Tony si innesca quando il capomastro, mette mano allo scarico del balcone di casa sua, che si oppone. Volano insulti, viene coinvolta la ditta, si cercano le scuse (di Yasser) e ne nasce un primo scontro, in cui il giovane ha la peggio.
Tony, che ha rifiutato le scuse di Yasser, provocandone pesantemente la reazione, cerca quindi giustizia al suo orgoglio (maschile e nazionale) in tribunale, accanendosi, a dispetto del buon senso della moglie, nel voler mortificare Yasser in aula. Contro la faida, rinfocolata anche dai rispettivi avvocati di grido dei contendenti (l’uno difeso dal padre, l’altro dalla figlia) neppure la ragionevolezza del tribunale può nulla, anche perché il contenzioso tracima dall’aula e invade i media, l’opinione pubblica, la politica stessa.
Ormai una conciliazione è necessaria – anche per ragion di stato – ma una conciliazione non è più possibile. Tornano in scena gli orrori dei campi profughi e del genocidio palestinese, i raid di Settembre Nero contro i libanesi, ravvivando le violenze e le cicatrici che ciascuno dei due porta dentro di sé. 
Fino all’ultimo incontro tra Yasser e Tony: il primo schernisce apertamente il ragazzo, ridicolizzandone l’orgoglio e la sua dignità di libanese, per provocarne volutamente la reazione violenta, identica (anche nelle conseguenze) alla sua propria, che aveva innescato la spirale.
È il momento davvero cruciale di tutta la vicenda: quest’ultimo scontro tra i due, speculare al primo, non è semplicemente: “pareggiamo il conto e finiamola qui”. A muovere Yasser c’è molto di più: c’è l’intenzione genuina di far provare al giovane Tony (e perciò a capire) i sentimenti e le reazioni del palestinese. È un attimo, un episodio quasi irrilevante, ma basta a disinnescare la faida, ad avvicinare il sentire (come già il vissuto) dei due. E definisce tutto il senso ‘etico’ del film. 
Seguirà sentenza definitiva, seguirà (forse) pacificazione. Ma il seme si può sempre provare a gettare…
La lezione che rimane, per niente scontata, è duplice: da un lato, che per capirsi (e convivere) con il proprio passato in primis, e con l’Altro poi, è necessario ricordarsi di essere uomini, semplicemente. Non vittime o carnefici, non portabandiera della Causa e della Storia, strumentalizzati dal cinismo della politica e dei media, ma uomini. Con pensieri simili, affetti simili, paure profonde ma identiche, cicatrici del passato che non passa, non si vuol fare passare. Dall’altro lato, il passo successivo, conseguente: il dialogo può esserci solo mettendosi nei panni dell’altro, in buona fede, e mostrandogli la strada per fare altrettanto.
Molto misurato, profondamente onesto, “L’insulto” rimane sempre equilibrato: non soltanto nel riconoscere i torti e le ragioni personali (ma anche e soprattutto storici) delle due parti in causa. L’equilibrio è soprattutto nel riuscire a tratteggiare, senza retorica né facilonerie, le psicologie dei due protagonisti, il loro modo di vivere il conflitto che li travolge al di là di ogni ragionevolezza.
Prova di recitazione eccezionale per i due interpreti principali, il film mostra una regia lucida, un ritmo incalzante e coinvolgente, senza eccessi, che tiene avvinti fino alla fine.

Voto: 8,5

Davide Benedetto