La La Land

26/01/2017

di Damien Chazelle
con: Ryan Gosling, Emma Stone, J. K. Simmons, Finn Wittrock, Sandra Rosko

LA è la Terra dei sogni e ha i colori del musical. E’ la città dei sogni cinematografici e musicali che si stanno perdendo insieme ai loro ricordi, dove i piccoli cinema chiudono e i jazz club si trasformano in locali “samba & tapas”. E’ il luogo dove a volte ti scoraggi e ti stanchi di essere ferito, dove insisti, ti innamori e dove i sogni così a lungo inseguiti possono anche realizzarsi, come in una favola, ma richiedono un prezzo e non è detto che le favole debbano avere un lieto fine.
Così è La La Land, sospeso tra realtà e magia. Inizia con un ordinario ingorgo stradale e un numero musicale, che ha tutto il gusto dei vecchi musical, e quest’incipit già racchiude tutto il senso del film: la fatica di chi a Los Angeles arriva col suo bagaglio di ambizioni e illusioni e l’evasione in un mondo di fantasia e in un passato di cui il film di Chazelle è anche un delizioso omaggio. E così prosegue e oscilla, tra le fatiche e le incomprensioni di una storia d’amore e i suoi momenti magici.
Un’aspirante attrice e un pianista che fantastica su un jazz club da salvare si incontrano e si scontrano e vivono il passare delle stagioni di un anno – che a Los Angeles mutano di poco – tra la tenacia e i compromessi che reggono i loro sogni. In una Los Angeles che al Cinema non è mai stata così bella: Chazelle la scopre negli angoli più romantici e segreti, la colora, la illumina e la fa risuonare, solleva in volo i suoi innamorati in quello stesso Osservatorio che fu scenario di Gioventù Bruciata, la guarda brillare dall’alto delle colline.
Fino a un ultimo numero musicale che percorre il sogno finale, quello di un’alternativa che avrebbe potuto essere e non è stata, per chiudersi sulla malinconia silenziosa di un sorriso.
Insignito di sette Golden Globe e in corsa agli Oscar con 14 candidature, con la splendida coppia Emma Stone e Ryan Gosling, La La Land è un puro atto d’amore per il Cinema dichiarato con originalità e stile. Restituisce l’ingenuo incanto di un Cinema perduto filtrato dall’amarezza e dallo sguardo di chi avverte quell’incanto sempre più lontano.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi

Le decapottabili in fila sull'autostrada per Los Angeles fanno pensare ad un assolato luglio americano, la musica e i balletti ci danno l'idea di aver sbagliato scelta, avremmo dovuto vedere la solita commedia, ma un musical proprio no, adesso chi resiste per due ore su questa sedia? Ed, invece, due ore dopo, da quella sedia non vorrei più alzarmi.
La La Land nasce così, ti inganna con epiteti commerciali per poi emozionarti con sorprese travolgenti. Il suo paesaggio si dipana, nell'arco di quattro stagioni, davanti al famoso balcone di "Casablanca" sotto il quale un attempato Humphrey Bogart corteggiava, in ambientazioni quasi shakespeariane, una meravigliosa Ingrid Bergman. Il set è ancora lì, gli studi cinematografici si rimpinzano di caffè e cornetti inquadrati, con primi piani alla Tarantino, nel bar dove lavora Mia. Difficile definire il ritratto di Emma Stone, la sua sagacia si mescola così perfettamente alla tenera indole di un'apparente svampita sognatrice, che diventa facile smascherare la fallace debolezza di un'attrice, in effetti, forte e determinata. Mia serve le star con reverenza, acquiescenza dovuta al proprio status, alla condizione di una donna che, attraverso provini e casting, ricerca il proprio personaggio interiore, l'interpretazione perfetta, il copione più congeniale a questa, a volte, vana sceneggiatura intitolata vita. Già, la sceneggiatura. Potenzialmente la migliore, la più originale, secondo l'Academy. Ad essa si aggiungono altre tredici nominations. Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Fotografia, Miglior Scenografia, Miglior Montaggio, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro, Migliori Costumi, Miglior Canzone Originale (City of Stars), Miglior Canzone Originale (Audition), Miglior Colonna Sonora.
Insignita di sette Golden Globe, questa mastodontica macchina di sogni è guidata sapientemente da Damien Chazelle che, dopo Whiplash, affida, nuovamente, a J.K. Simmons il ruolo dello sprone antagonista di Sebastian, pianista e incallito jazzista disposto a tutto pur di non svendersi alle logiche del demagogico mercato. Ryan Gosling si incastra, visivamente ed esteticamente, nell'immagine della sua partner, viene fuori dal postribolo del talento col genio di un neo narcisista che banalizza, ad esempio, la Prius di Mia. La sua ragazza merita di più, se potesse andrebbe a prenderla con una carrozza, le renderebbe onore anche solo per la capacità di esporre i propri desideri. Sebastian non ce la fa, preferisce introiettare le aspettative di una ponderabile inerzia esistenziale piuttosto che eloquire attraverso una nota, sempre la stessa, "la, la, la" nella terra di nessuno. Gosling tiene fede al cupo caratterista di Drive ma scova meati di lucentezza tipici dell'artista. Ecco, "The Artist", confronto inevitabile, paragone improponibile. Ad ammutolire, adesso, è lo spettatore ingannato dal Technicolor e incolorito dagli equivoci.
Svelato l'arcano, l'assolato luglio iniziale è un paradigmatico inverno che, ciclicamente, torna alla fine per attribuire valore semantico alla scoperta di Primavera, alla passione d'Estate ed al disfacimento d'Autunno. Ma nulla si crea e nulla si distrugge, neppure la chiostra orchestrale del neofita John Legend riesce ad assopire i miasmi di un uomo che preme sulla tastiera intirizzita dalla fatica, perniciosa carriera sublimata da un'insegna "Seb's", un luogo dove ritrovarsi per capire come sarebbe andata, che piega avrebbero preso le cose. In fondo, è sempre e solo questione di scelte.
Il pubblico del Toronto International Film Festival non ha avuto dubbi, il record di "Titanic" o "Eva contro Eva" traccia un cammino sterrato ma voglioso di farsi contemplare,un percorso che sfianca la vostra coscienza, vi destabilizza costringendovi al riposo su quella sedia da cui non vorrete più alzarvi.

Voto: 9

Michele Di Corato