La mia vita da Zucchina

22/12/2016

di Claude Barras
con:

La vita di Icaro soprannominato Zucchina non è di quelle facili, è solo un ragazzino come tanti quando perde il padre e la sua reazione alla triste dipartita è quella di dedicare la sua totale attenzione alla sua mamma, una donna depressa e alcolizzata, che passa gran parte del suo tempo sul divano nel salotto. Un giorno, Icaro trova una pistola in casa e usandola come se fosse un giocattolo fa partire un colpo che colpisce mortalmente la madre. Dopo il tragico incidente i servizi sociali lo affidano a una casa famiglia, lì conoscerà nuovi amici, in particolare la dolce Camille, con cui inizierà un percorso fatto di litigi, nuove amicizie e figure di rilievo come il poliziotto Raymond che lo trova in casa nell’episodio della pistola e la scoperta dell’amore che lo condurrà alla realizzazione di una nuova vita.

Un film d’animazione realizzato con la tecnica dello stop-motion, diretto da Claude Barras, con la sceneggiatura di Celine Sciamma (Le Revenant, Tomboy) tratto dal racconto di formazione omonimo di Gilles Paris.
La scelta del frame by frame è sicuramente stata vincente, simile a quella dell’animazione tradizionale, ma in questo caso  i disegni sono sostituiti da pupazzi, filmati fotogramma per fotogramma. Tra un frame e l’altro i pupazzi vengono riposizionati per dare l’illusione del movimento e qui si evince l’estrema cura nel modellare la raffinatezza dei gesti e riuscire a esprimere le profonde emozioni che offre questa storia. Il direttore dell’animazione del film è Kim Keukeleire, nato a Seoul ma di cittadinanza belga, con un curriculum che comprende alcuni dei capolavori in stop-motion degli ultimi anni, da Galline in fuga, prodotto dall’inglese Aardman, a Fantastic Mr Fox di Wes Anderson, fino a Frankenweenie di Tim Burton. I pupazzi usati per le riprese sono alti 25 cm e sono molto semplici graficamente e hanno come particolarità dei grandi occhi espressivi che riescono a creare una naturale empatia riconducendo lo spettatore alla sua parte fanciullesca più intima.
La versione originale di Gille Paris viene studiata per un pubblico adulto, mentre il film di Barras punta ai bambini, si concentra sul mondo interiore dei suoi personaggi sui tempi giusti per i piccoli gesti, le espressioni del viso, i momenti di attesa. Molti aspetti del paesaggio e del tempo atmosferico rispecchiano gli stati d’animo dei protagonisti anche la fotografia è molto delicata c’è una perenne luce che sembra sbucare da un cielo terso che sembra raffigurare la speranza di un bambino che vuole semplicemente vivere la sua vita. Oltre al dramma di un bambino che perde i suoi genitori, il film affronta altri argomenti delicati come la pubertà e la scoperta del sesso e lo fa interpretando perfettamente le impressioni di un ragazzino di nove anni e del turbinio di emozioni che vive. Non mancano i momenti di divertimento tutti condensati da una constante tenerezza che rapisce lo spettatore.
Bastano pochi minuti per essere rapiti dall’intensità di questo film che è sia classico che moderno, che fa piangere e fa ridere che mostra quanto i bambini possano essere cattivi e di come possono unirsi e aiutarsi in modo assoluto. In questa epoca segnata dalle mega produzioni Pixar e i 3D superdefiniti, utilizzare un simile sistema di animazione apparentemente antiquato contribuisce alla naturale poesia di una storia difficile ma che viene trattata con un candore che appartiene solo ai bambini. Una lezione di umanità e di speranza che riesce a omaggiare e riqualificare le vite di quei ragazzi come Zucchina, che crescono negli orfanotrofi, abbattendo la normale consuetudine delle case famiglia intese come luoghi tristi e di abbandono.

Voto: 7,5

Vincenzo Trapanese