Leo Da Vinci, Missione Monna Lisa

10/01/2018

di Sergio Manfio
con: Animazione

Nella campagna toscana (con suggestione della Val D’Orcia), un adolescente Leonardo Da Vinci (per gli amici Leo) sperimenta le sue geniali (e improbabili) invenzioni, con l’aiuto dell’amico Lorenzo e a beneficio della dolce Lisa: assistiamo così agli esordi dell’automobile, del volo e del paracadute (il tutto nei primi tre minuti). Ma sarà lo scafandro, con cui il giovane Leo inizia ad esplorare il lago della contea, ad attirare le furtive e malevole attenzioni di un gruppo di pirati e lestofanti, che punta a recuperare un favoloso tesoro sommerso, di cui però Leo ha bisogno per salvare l’appassionata Lisa dalla rovina. Lieto fine come da copione.
Nonostante le evidenti buone intenzioni, ed una tecnica grafica accurata, anche se non particolarmente originale (una via di mezzo tra il naif e il dolce orsacchiotto), il film non decolla mai, a differenza dell’improbabile macchina volante di Leonardo (almeno quella del film).
Eppure la storia è molto ricca di spunti, fin troppo: si comincia con il collaudo di tutte le invenzioni, con passeggiata sul fondo del lago, segue l’incendio della tenuta di Lisa, poi il viaggio a Firenze in cerca di fortuna, l’inseguimento sui tetti, la partenza per l’isola di Montecristo, lo scontro con i pirati, il colpo di scena del tradimento, l’adozione di un’orfana e la scoperta dell’amore. Molti spunti per la narrazione, che invece risulta piuttosto fiacca e scoordinata, e alla fine tutto il plot risulta un elenco fitto fitto di occasioni (narrative) perse: nonostante il dispiego di mezzi tecnici di tutto rispetto, il film risulta stereotipato e senza idee.
I personaggi hanno una caratterizzazione debole e banale, i dialoghi sono poveri e smozzicati, completamente senza ritmo, come senza ritmo risulta il film, che rimane un ben confezionato passatempo ai limiti della noia, nonostante l’ambientazione interessante e gli spunti molteplici, alcuni peraltro ripresi da altri film per ragazzi: così è la auto-volante-anfibia già vista nel glorioso Citty Citty Bang Bang (A.D. 1968, regia di Ken Hughes, co-sceneggiatura di Roal Dahl, tratto dal romanzo di Ian Fleming – il papà di zerozerosette), oppure il vascello pirata nascosto nella caverna, come nel più recente The Goonies (1985, regia di Richard Donner, da un soggetto di Steven Spielberg che curò anche il montaggio).
In parte la delusione è figlia del background di Sergio Manfio: il regista ha infatti lavorato prevalentemente per i più piccoli, quasi sempre a partire dai cortometraggi, da cui poi sono stati tratti i lungometraggi. Tra questi ultimi ricordiamo “Cuccioli” (2002), "Eppur si muove" (2007), “Cuccioli - Il codice di Marco Polo”  (il sequel del 2010). Ma siamo comunque a un altro livello rispetto a film ben più ricchi (di tecnica, certo, ma soprattutto di idee), come “Alla ricerca di Nemo”, “Appuntamento a Belleville”, “Bugs Live”, spesso targati Pixar, e sempre capaci di incantare da 0 a 99 anni, perché capaci di creare mondi  credibili ed effervescenti, di trovate e di caratterizzazioni originali.

Voto: 6,5

Davide Benedetto