Life - Non oltrepassare il limite

25/03/2017

di Daniel Espinosa
con: Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, Ryan Reynolds, Hiroyuki Sanada

Pur rimanendo un film tecnicamente ben confezionato, con effetti speciali credibili e scene d’azione coinvolgenti, “Life” risulta molto povero sul piano narrativo, finendo per ripetere il tema dell’alieno “ospite” e rimanere penalizzato dai precedenti illustri di genere

Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick
Regia: Daniel Espinosa
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, Ryan Reynolds

Stazione Spaziale Internazionale (ISS), fuori le stelle lontane, sotto l’azzurra Terra striata di nuvole. L’equipaggio aspetta l’arrivo della Pilgrim, la sonda di rientro da una delicata missione esplorativa su Marte: porta con sé promettenti campioni del suolo marziano, in attesa di conferme della presenza di forme di vita da parte dei biochimici di bordo. La vita c’è, ma si rivelerà molto in fretta assai più tenace e aggressiva del previsto.

Pur rimanendo un film tecnicamente ben confezionato, con effetti speciali credibili e scene d’azione molto coinvolgenti, “Life” risulta molto povero concettualmente, sul piano narrativo, finendo per rimanere penalizzato dai precedenti illustri di genere. Infatti il tema dell’alieno ‘ospite’, che non esce direttamente da un’astronave ma si sviluppa biologicamente a bordo o dentro di noi (per rivelarsi poi quasi onnipotente) è ricco di precedenti, più o meno noti e riusciti: si va dall’ormai  datato (sic) “L’invasione degli Ultracorpi” (1955, Don Siegel), film sicuramente figlio delle paure atomiche, all’algido e tecnologico “Andromeda Strain” (1971, Robert Wise), oppure a “The Thing” (1982, John Carpenter), per finire – ovviamente - all’inossidabile “Alien” (1979, Ridley Scott).

Se l’idea di una ‘invasione biologica’ (del nostro corpo e/o del nostro pianeta) non è quindi particolarmente originale, e soprattutto con “Alien” le somiglianze sono perfino plateali, la vera carenza di questo film è nella totale mancanza di… atmosfera: può non sorprendere, essendo il film ambientato in orbita geostazionaria a 400 km di quota, ma alla fine tutta la narrazione, per quanto movimentata e concitata, resta povera. La caratterizzazione dei personaggi è stereotipata, i dialoghi sembrano solo funzionali a portare avanti il plot, non c’è personalità, intimità o desiderio (altro che AstrSamantha…) negli uomini e nelle donne della squadra che, letteralmente smembrati uno dopo l’altro, sembrano quasi ostinarsi a voler vincere: come in un videogioco.
Il finale ‘a sorpresa’ risulta quindi del tutto fuori tono, e la (definitiva?) sconfitta dell’equipaggio e quindi dell’umanità sembra solo una exit strategy per chiudere 103 minuti 103 di rumoroso tedio.

Insomma, nulla a che vedere con altri e più dignitosi esempi recenti di Science Fiction orbitale (ormai più “cronaca ipotetica” che finsione scientifica): in primis “Gravity” (2013, regia di Alfonso Cuaron), dove pure non succede (quasi) niente e il film piace (a chi piace) soprattutto per il silenzio ‘spaziale’, perché l’azione, gli accadimenti sono quasi soltanto lo spunto per scoprire pensieri, sentimenti e paure di Ryan Stone (Sandra Bullock) alla deriva tra un disastro e l’altro.
“Life” invece non ha molto da dire, si limita a ‘rieditare’ con ottimi mezzi tecnici ed un cast quasi-stellare (sic), un tema abbondantemente e meglio rappresentato, senza offrire nulla di più, e con qualche strafalcione scientifico.
Dalla ‘presa al volo’ della sonda Pilgrim col braccio meccanico della ISS (gli americani amano il baseball, ma le sonde in rientro raggiungono velocità nell’ordine delle centinaia di migliaia di chilometri orari, eccessive per qualunque ‘catcher’…), al tappo del ‘radiatore’ dell’antenna svitato con noncuranza, per finire al voli liberi e disinvolti in EVA (Extra Vehicular Activity) tra un settore e l’altro della ISS. Va bene le libertà narrative per esigenze di copione, ma se l’originalità del film è soprattutto nel suo ‘tecnicismo’, certe smagliature sono qui imperdonabili.

Da tener presente come alternativa ad un talk show particolarmente litigioso

Voto: 5,5

Davide Benedetto