Nove Lune e Mezza

10/10/2017

di Michela Andreozzi
con: Claudia Gerini, Lillo Petrolo, Giorgio Pasotti, Michela Andreozzi, Stefano Fresi, Claudia Potenza, Alessandro Tiberi,  Massimiliano Vado, Nunzia Schiano, Nello Mascia

Calcola, dal concepimento, dieci lune per nascere. Ma, se ti chiami Luna e hai fretta di conoscere una famiglia iper matriarcale e un po' pazza, allora ti bastano soltanto "nove lune e mezzo". E questo è proprio il titolo dell'opera prima di Michela Andreozzi, che ha già mostrato in teatro i suoi grandi talenti di attrice autrice regista (senza virgole, e tutto d'un fiato). Il film narra di donne che desiderano invano essere madri e di altre che, in tutta coscienza, vorrebbero le tube legate, per vivere senza maternità una vita professionalmente piena. L'impressione è di storie le cui radici sottili si adagiano in un letto argilloso e insidioso di cronaca vera. Una sorta di alveare di.. complessità due, in cui, cioè, ogni cella contiene al suo interno un'intera arnia più piccola: gli insetti diventano minuscoli ma il loro veleno vale il doppio. Il trend appare del tutto originale, una sorta di "iperrealismo all'italiana", che vuol dire le seguenti due cose. Primo: riviviamo finalmente come Nazione nel panorama filmografico mondiale. Secondo: siamo fuori dal Compromesso Storico  e dal nodo scorsoio del "politically correct". Il tutto narrato con un tocco leggero, quasi una carezza d'Autore.

In "Nove Lune e Mezzo" le nuove frontiere dell'etica si incastonano con il loro intreccio di contraddizioni e paradossi nei rispettivi nidi d'ape. Il primo cardine ruota su di una coppia omo maschile (double daddy), di professionisti colti e benestanti: "Lui-1" architetto non occupato e "Lui-2" un ginecologo di successo, che vanno in Canada dove l'utero in affitto è legale per avere una coppia di bambini, una femmina e un maschietto, che a loro volta mostrano scontate tendenze gender. Il secondo asse gira in modo un po' folle e squinternato sull'assunto fondamentale seguente: "se posso donare un rene, perché non mi è concesso di fare un figlio per un'altra?" e sul profondo legame affettivo tra sorelle (ma "quanto" sorelle?). L'una, Livia (Claudia Gerini), artista raffinata suonatrice di violoncello, nata non-madre e l'altra, tutto all'opposto, Modesta detta Tina, vigilessa, che farebbe di tutto per avere un figlio suo o, quantomeno, adottato. Sarà un Mefistofele caritatevole, Nicola (Stefano Fresi), ginecologo di famiglia, che vive in coppia con Manfredi (Massimiliano Vado) e due figli, frutto di un utero in affitto legale, a concepire un piano diabolico (guarda caso) convincendo Livia a gestire un'intera gravidanza al posto della sorella che, però, dovrà risultare come gravida per tutto il resto della famiglia.

Nell'etica imbricata dell'Andreozzi, tuttavia, la coppia omo ha valori altrettanto solidi quanto l'etero: Manfredi non tollera l'artificio etico di Nicola e rifiuta di sentirsi un mantenuto, visto che su di lui grava l'intera gestione familiare e della casa comune. Il terzo cardine, sbilenco e demodé, è rappresentato dalla coppia catecumenale composta dal fratello Vanni  (Alessandro Tiberi) e sua moglie Costanza (Claudia Potenza, che in conferenza stampa appare com'è: al suo nono mese di gravidanza!), che seguono metodi naturali per la contraccezione e, ovviamente, hanno già avuto quattro figlie. Sarà proprio lui, santo laico per finta, a provocare un iperbolico finale tutto a sorpresa, in cui nulla è come appare, mentre lei iper prolifica si libererà dal suo conformismo bigotto disperandosi per una quinta maternità in corso.

Il quarto cardine, finalmente, è rappresentato dal ruolo ancillare del maschio attuale, vittima di "virgo semi fidelis", sempre più virili e determinate che li soggiogano e ne perpetuano, in fondo, l'immaturità sentimentale. Ma nulla è dato per sempre nella vita. Ciò che non accade in decenni, può accadere in un solo istante. E anche gli uomini sanno divenire davvero "grandi"! L'edificio dell'intera rappresentazione si regge sul concetto di "Amore" che stravolge l'etica ortodossa, per dare dignità al dono di sé stessi, in qualunque forma si sostanzi purché autenticamente generosa, altruista e disinteressata.

Davvero non male per chi, nell'arte della regia, è appena.. venuto al mondo! Film divertente, appassionato, leggero e pesante come un piccolo Everest per un pubblico di benpensanti!

Voto: 7

Maurizio Bonanni