Quasi Nemici

09/10/2018

di Yvan Attal
con: Daniel Auteuil, Camélia Jordana

È tutto giocato sulle parole, ma ti attanaglia. Alla fine capisci che è importante parlare bene, ma è altrettanto importante dire le cose semplici.
E proprio delle parole che sentiamo in scene come spezzoni di documentari aprono il film francese Quasi nemici.  E ancora le parole saranno lo strumento di incontro-scontro tra lei, Neila Salah, studentessa di origine algerina, decisa a diventare avvocato (Camélia Jordana) e il professore Pierre Mazard, sufficientemente pieno di sé (Daniel Auteuil). Quanto siano diversi lo capiamo ben presto.
Le parole sono sfumature e con poche sfumature, come pennellate, il regista Yvan Attal traccia il profilo di lei: metrò che viene dalla banlieue dove scorre in superficie e all'ingresso dell’Università Paris II (conosciuta anche come Assas) è l'unica a  cui il controllore di colore chiede il tesserino: è l'abbigliamento che non viene giudicato idoneo a una università di Parigi considerata di estrema destra. Questo, più il suo arrivo in ritardo, sono motivo di attacco da parte del professore durante la prima lezione che apre l’anno accademico in una gremita aula a gradinate. Ma gli studenti sono con lei e presto scopriremo che nemmeno il rettorato approva il comportamento del professore. Così, come prova di riabilitazione, gli viene affidato il compito di preparare lei al concorso di retorica che l'Istituto non vince da tempo.
Il seguito sarà un vero piacere per gli spettatori con stimoli per il cervello e mai momenti di noia. Si parte da Schopenhauer e il suo “L'arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi” per continuare con ardite argomentazioni in cui non è la verità che conta: l'importante è avere ragione. Ma non tutto è poi così semplice.
Chi sa il francese potrebbe gustare ancor più il film in lingua originale.

Voto: 7

Valeria Prina