Ready Player One

05/04/2018

di Steven Spielberg
con: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Simon Pegg, Mark Rylance, Hannah John-Kamen, T.J. Miller, Ben Mendelsohn

2045: il mondo è rovinato dall’inquinamento, e così è abitudine rifugiarsi su Oasis, una galassia virtuale di cui si può ottenere il pieno controllo entrando in possesso di tre chiavi che il fondatore James Halliday [M. Rylance] ha posto come trofeo di alcune prove. Il giovane utente Wade Watts [T. Sheridan] accetta la sfida anche per evitare che Oasis finisca sotto il regime di una multinazionale a cui fa capo lo spietato Nolan Sorrento [B. Mendelsohn], deciso a partecipare alle sfide con molti dei suoi scagnozzi. 
C’è qualcosa di particolare nel periodo più recente della carriera di Steven Spielberg. Il pluripremiato regista di Cincinnati si era proposto al grande pubblico creando un universo alternativo, non lontano dal fiabesco, in cui al venir meno della verosimiglianza corrispondevano gioie per occhi e cuore, perché era davvero irreale restare impassibili davanti allo spaventoso “Squalo”, al tenero “E.T.”, ai redivivi dinosauri del “Jurassic Park”, allo spericolato avventuriero Indiana Jones, all’adulto Peter Pan che torna alla
corte di Capitan “Hook” Uncino. Col tempo, poi, Spielberg aveva pian piano abbandonato questo universo concentrandosi principalmente su un altro tipo di Cinema, meno astratto e più ancorato a storie vere (“Schindler’s List”, “Lincoln”, “Prova A Prendermi”) o contesti comunque reali (“Salvate Il Soldato Ryan”, “Amistad”, “Munich”). Erano così nate delle pluripremiate pellicole di qualità assolutamente sublime ma che forse mancavano, anche a causa degli argomenti trattati, di quel tocco magico che aveva caratterizzato i primi tempi del regista. 
Ora, “Ready Player One” è, con l’universo alternativo ormai dimenticato, un incontro ravvicinato del terzo... periodo artistico di Spielberg. Che, tra un “Ponte Delle Spie” ed un “Post”, aveva già proposto due pellicole ammiccanti ai suoi esordi: lo straziante “War Horse” e la fiabesca trasposizione del “GGG” di Roahl Dahl. Due film in cui si poteva di nuovo annusare quella galassia di mostri ed animali che aveva lasciato spazio a rappresentazioni storiche e kolossal di fantascienza tanto spettacolari quanto perfetti. “Ready Player One”, tratto (un po’ liberamente) dall’omonimo romanzo cult di Ernest Cline, è un luna park di luci e colori, visivamente strabiliante ed emotivamente impeccabile, un’immensa Ode alla realtà virtuale, un appassionante esercizio di action sci-fi che mescola il fracasso degli action movie targati Bruckheimer con la visionaria idea del futuro tipica di Luc Besson. Spielberg però non si ferma alla più clamorosa rappresentazione del paradiso geek mai apparsa sul grande schermo, ma sceglie di farcire il film di omaggi a quanto sia mai stato accolto nella cultura pop degli anni Ottanta: da Street Fighter a Dragonball, da Van Halen alle DeLorean, non appare quantificabile la quantità di citazioni sparse qua e là, tant’è che per averne un’idea precisa appare necessario rivedere il tutto almeno una mezza dozzina di volte. Sono presenti, ovviamente, anche deliziosi riferimenti al grande Cinema, tra cui un pazzesco omaggio a Stanley Kubrick di cui è meglio non parlare per non rovinare la sorpresa (che vale da sé il prezzo del biglietto).
Non mancano spunti di riflessione, nel nuovo film di Spielberg, che si rivolge ad un pubblico non solo giovane affermando quanto il mondo della tecnologia sia tanto affascinante quanto pericoloso: un concetto mai così attuale. Da questo punto di vista, si può dire che l’analisi del collegamento tra vita reale ed universo virtuale appaia efficace quanto il focus su giornalismo e libertà di espressione proposto nel recente “The Post”. Due film tanto diversi quanto bellissimi, accomunati dalla pregevole caratteristica di essere pellicole non solo di Spielberg ma anche “alla Spielberg”. Di quelle, cioè, che meglio non si sarebbero potute fare.

Voto: 8

Matteo Tommasi