Sing Street

06/11/2016

di John Carney
con: Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Jack Reynor

Dublino, primi anni '80. L'adolescente Conor deve, per questioni economiche, cambiare scuola. Lì si trova circondato da un mondo volgare, oggetto di bullismo e rivalsa da parte di compagni e direttore. Ma all'uscita dell'istituto incontra Raphina, una bella ragazza di due anni maggiore di lui, che vuole andare a Londra a fare la modella. Per conquistarla, non riesce a inventarsi di meglio che volerla protagonista di un videoclip. E così si ritrova a dover mettere in piedi una band....
A sentir parlare nelle sinossi di “formazione di una band nella Dublino degli anni '80” il pensiero va subito al mitico “I Commitments”. E certo qualcosa di quel film ritorna, se non altro omaggiato dalla presenza, nel ruolo della madre in crisi sentimentale, dell'attrice e cantante Maria Doyle Kennedy. Ma l'età dei protagonisti (lì ventenni qui 14enni), il contesto psicologico e, soprattutto, musicale (dal soul al british pop, con Duran Duran, Cure e Spandau Ballet numi tutelari del look e del sound di Conor e dei suoi “Sing Street”) rende subito il film tutt'altra cosa. Se ad un'altra pellicola rimanda, è a un altro adorabile film firmato dallo stesso John Carney, “Tutto può cambiare”: vi è lo stesso ritmo, la stessa leggerezza, addirittura certe sequenze di registrazione e riprese dei video che sono simili, soprattutto vi è la stessa passione musicale. Infatti se il desiderio di comporre musica nasce dall'amore per una ragazza, col tempo il vero amore diventa la musica stessa. Musica che può anche essere l'opportunità di un riscatto personale, per non finire disilluso e fallito come il fratello maggiore Brendan. O come la stessa Raphina, vittima dei propri sogni ad occhi aperti.
L'ambiente famigliare, sociale e musicale sono raccontati benissimo; i protagonisti sono credibili nel volto, nella voce, negli atteggiamenti; la ricostruzione d'epoca è talmente perfetta che non dà nemmeno l'impressione di essere un film “in costume”. Spiace solo che il finale cada nell'ottimistico e favolistico: probabilmente è un modo arguto per citare l'happy ending di certi videoclip, ma in un film così realistico sa un po' di stonatura. E stonare in un film musicale non è bello...

Voto: 7

Elena Aguzzi