Spiderman - Un nuovo Universo

19/12/2018

di Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman
con: Animazione

Un film in cui l’Uomo Ragno finalmente muore…ma morto uno Spidey, se ne fa un altro…anzi due, anzi tre, quattro, cinque…anche se il quinto è in versione animalista (un simpatico maiale in costume ragnatelato): tutto merito dei “multiversi” (o meglio “spide-verses”), universi paralleli, differenti ma tutti con il loro bravo aracno-supereroe, messi in contatto per via di un pericoloso esperimento del malefico (e nostalgico) Kingpin.

La trama in realtà non offre moltissimo: alla morte (nel ‘nostro’ universo) di Spiderman, sotto i colpi micidiali del gigantesco e taurino Kingpin, Miles Morales, writer in erba e adolescente geniale e ribelle (sennò che adolescente sarebbe…), conteso tra un simpatico padre poliziotto e uno zio scansafatiche e scapestrato (ma attenzione…), viene  puntualmente morso dal classico ragno mutante, scappato dal classico laboratorio segreto.

È l’inizio di una progressiva metamorfosi, non solo fisica, con cui Miles si guadagna nottetempo i superpoteri di ragno (con in più il potere di rendersi invisibile, più o meno a comando).
Combattuto tra la paura e il desiderio di vendicare il ‘suo’ Spiderman (salvando “en passant” Brooklyn dall’imminente distruzione), riuscirà a trionfare sul male, aiutato da un quartetto di alleati molto assortiti: un secondo Spiderman divorziato e depresso, una ragazza-ragno, uno Spiderman stile Marlowe (in bianco e nero), un maiale-ragno e un robot-ragno. Non manca l’ormai abituale cameo di Stan Lee (animato, anche lui), nei panni di uno smaliziato negoziante (vende a Miles il costume da ragno).

Insomma quanto a sceneggiatura non andiamo molto in là: a parte il rapporto complicato con suo padre e l’infatuazione per lo zio (che quasi gli sarà fatale), Miles non è portatore di chissà quale vicenda personale. Anche quella dei multiversi e delle loro interferenze è una novità molto … relativa (sic): in realtà quel che rende molto interessante il film – orfano anche del classico humour “alla Peter Parker”, che qui è invece piuttosto virato al nero – sono senz’altro le scelte grafiche e il ritmo dell’animazione: senz’altro impressionistiche le prime, incalzante quest’ultimo.

In primis, per banale che sia, la coloritura dei personaggi, che ricorda molto le opere di Roy Lichtestein (a sua volta rubate proprio al mondo del fumetto): le retinature e le ombreggiature sono molto “comix”, una scelta tutto sommato anche coraggiosa, vista la cornucopia di mezzi “realistici” messa in campo ad esempio nelle produzioni Pixar (da “Toy Story” a “Ratatouille”), che riavvicina sostanzialmente al formato e al disegno delle tavole originali.
Poi la resa cromatica delle ambientazioni, gli effetti di sfondo nelle scene di “frattura” dei multiversi (oggetti, edifici e personaggi sono virati a caleidoscopio, a catarifrangente), la composizione delle scene e la loro frammentazione in dettagli ravvicinati (di chiara derivazione fumettistica) …

Insomma finalmente un film (animato) che ci restituisce, nel bene e nel male, nella narrazione (ai limiti del banale, fatta salva l’inventiva superomistica, come nelle storie originali) e nello stile visivo (potenziato dai mezzi tecnici oggi disponibili), le emozioni e le impressioni dei fumetti della Marvel: gratificante, anche perché - tutto sommato - quella dei film interpretati da “normali” attori umani, immersi in un mondo fantastico tra supereroi e supercattivi, è forse una forzatura, una stonatura: qui invece il fantastico è recuperato totalmente, per nostra gioia e nostalgia.

Voto: 7,5

Davide Benedetto