Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

10/01/2018

di Martin McDonagh
con: Frances McDormand, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Peter Dinklage

I dialoghi affilati, i personaggi estremi, la provincia americana, la presenza di Frances McDormand e Sam Rockwell: facile tirare in ballo i Coen. In realtà “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” (giustamente premiato con 4 Golden Globes e in odore di qualche Oscar) è in tutto e per tutto un film di Martin McDonagh, dalla violenza beffarda ai problemi morali.
Ve lo presenteranno come una black comedy, e sicuramente spesso si ride grazie a dialoghi acidi e brillanti, ma è un film profondamente tragico. Perchè si parte da un fatto orribile (un'adolescente stuprata, torturata e uccisa e il suo assassino ancora al largo), ma sopratutto perché non c'è catarsi, non elaborazione del lutto, non consolazione o redenzione. Ogni personaggio è perso nel proprio dolore, nell'impotenza, nella solitudine. Certo ci si può avvicinare, si può incontrare della gentilezza, nutrire un barlume di speranza: ma non aspettatevi il sollievo della giustizia o la retorica del perdono o qualunque conclusione tanto cara al cinema americano. La sofferenza provoca solo altra sofferenza, la violenza altra violenza. Al massimo, qualcuno a cui abbiamo fatto del male anziché farcene a sua volta ci offrirà un sorso di aranciata

Mildred Hayes, dunque, affitta tre cartelloni pubblicitari alle porte di Ebbing, per incitare lo sceriffo a catturare chi le ha ucciso la figlia: non può più infatti macerarsi nei sensi di colpa e nel vuoto creato da quella situazione. Ma lo sceriffo Willoughby, che Mildred ha preso di mira nei suoi manifesti, è un brav'uomo che ha fatto il possibile, e che per di più è malato grave di cancro. Non solo, ma quei manifesti peggiorano la situazione, perché le attirano attacchi da parte della cittadinanza, acuiscono il dolore del figlio, scatenano il rancore dell'agente Dixon, risvegliano le attenzioni di alcuni pazzoidi.... Una serie di eventi che ci guardiamo dal raccontare faranno precipitare la situazione e risvegliare anche una coscienza in chi sembra averla smarrita, una nuova indagine verrà svolta, ma le cose non andranno mai come il pubblico pensa di prevedere...
La forza di “Tre manifesti” sta senza dubbio nella sceneggiatura, perfetta nel tratteggio dei personaggi, nei meccanismi della vicenda, nell'equilibrio tra dolce e amaro, nella scrittura dei dialoghi. La regia segue senza strafare con inutili movimenti, ma inquadrando sempre con la giusta distanza, accompagnando col giusto ritmo e dirigendo un'orchestra di attori impeccabili, dalla prima protagonista all'ultimo dei caratteristi. Sam Rockwell giganteggia nel tratteggio del suo Jason Dixon fino a portarsi da personaggio di contorno a principale, Woody Harrelson commuove di giustezza nel ruolo di Willoughby e Frances McDormand semplicemente E' Mildred Hayes: impossibile pensarla interpretata da altra attrice

Voto: 8,5

Elena Aguzzi