Split

18/12/2016

di M. Night Shyamalan
con: James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Jessica Sula, Haley Lu Richardson e Betty Buckley

re teenager belle e smaliziate, un compleanno ‘fuori’, il ritorno a casa dopo la festa. Poi, inatteso, il rapimento, l’imprigionamento in un anonimo sotterraneo chissà dove. E la scoperta graduale del loro carceriere, delle sue identità multiple, uomo, donna, bambino, gay, che si manifestano, vengono alla luce una alla volta, prendendo il controllo per un’ora, per un giorno, per un breve destabilizzante momento, del corpo asciutto, quasi ascetico di ‘Barry’. Tutte gestiscono l’attesa che un’altra, onnipotente e protettiva, mostruosa personalità (la Bestia) giunga a reclamare il suo ‘cibo sacro’, le tre adolescenti destinate al sacrificio.
 
Nonostante un’impressionante, e “multipla”, performance del protagonista, un James Mc Avoy in evidente stato di grazia, e nonostante l’incipit, realmente inquietante e insinuante, Split non riesce realmente a coinvolgere, certamente non quanto altri e migliori film di Shyamalan (in primis Sesto senso).

La scelta narrativa, o se si vuole, la poetica di riferimento è la stessa già vista altrove: la contiguità inattesa e imperscrutabile del Male con la quotidianità, la fragile barriera che ci separa dall’oscurità, dall’irrazionalità. Una verità narrativa molto efficace, destabilizzante: che ci basti poco, come persone, esseri sociali, intera umanità, per scivolare inavvertitamente nella nostra, o essere travolti nell’altrui, follia, è un dato di fatto, nella nostra storia come nella cronaca quotidiana.
Altro tema dichiarato a tinte forti (e perciò meno credibile), è la convinzione superomistica che solo chi ha sofferto, chi è stato straziato, anche fisicamente, dalla vita sia puro, degno di salvazione, destinato all’elevazione.

Ma lo svolgimento troppo esplicito, scoperto, di queste tesi in Split finisce per rendere il film prevedibile – salvo rari, sconvolgenti  momenti –  lasciandogli un retrogusto quasi didascalico, stereotipato, malgrado il rigore formale.
Non c’è quindi reale tensione (narrativa) ed anche il tentativo di avviluppare e contrapporre comicità e terrore, usando le contraddizioni tra le varie identità, fallisce, resta povera cosa.

In buona sostanza Split, che vorrebbe raccontarci la banalità del (e la nostra contiguità al) Male, riesce solo a banalizzarlo, impaludandosi nel già visto, collezionando smagliature nel plot ed anche sprecando spunti interessanti (i flashback dell’infanzia di Casey, il background inquietante del sotterraneo dello zoo, le sedute dalla psichiatra) che restano troppo sganciati dal racconto, non riuscendo a trovare una sua originalità, una sua chiave narrativa, ma soltanto una minima salvezza nelle splendide interpretazioni del cast.

L'Incontro con James McAvoy e Night Shyamalan

Voto: 6,5

Davide Benedetto